"Il segreto è fare tutto come se vedessi solo il Sole. Elisa"
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lunedì 7 aprile 2014
mercoledì 19 marzo 2014
mercoledì 3 luglio 2013
mercoledì 26 giugno 2013
mercoledì 1 maggio 2013
domenica 28 aprile 2013
domenica 27 gennaio 2013
lunedì 12 settembre 2011
Giro in Tremezzina sul Passo della Cava
Nonstante un weekend pieno di impegni personali, che prevedevano un altro a km 0, la voglia di bici ad un certo punto ha avuto il sopravvento. Era da tempo che non sentivo sensazione, ed è stato un vero piacere riuscire ad assecondarla, anche se solo per un paio d’ore.
lunedì 29 agosto 2011
Il Mangart
Il Mangàrt non è una semplice salita, ma molto molto di più. Mi è stata segnalato da un amico, Giampaolo alias “Hard Climber”, che ringrazio vivamente per questa dritta!
E’ la cima più alta della catena delle Alpi Giulie, infatti siamo nella Slovenia del nord, sul confine tra l’Italia e l’Austria.
Tecnicamente la salita, inizia a Lod Pod Mangatom (ma già da Bovec si inizia a salire), misura 21km per quasi 1500mt di dislivello, si arriva a quota 2084, ed è impegnativa con punti sopra al 10%. E’ a fondo cieco, che per una qualsiasi salita è un grosso limite, ma non per questa, grazie anche ad un anello terminale posto sulla cima.
Ma non sono i dati tecnici a renderla particolare. E’ l’ambientazione che la circonda e i panorami mozzafiato. Sembra di salire verso il cielo. La strada è stretta, d’altri tempi, in alcuni tratti è scavata nella roccia e a picco sul nulla. Ci sono anche cinque gallerie scavate nella montagna, che non fanno altro che aumentare il fascino dell’impresa.
Non è una salita per tutti, bisogna avere la pazienza di gustarla e di scoprirla, tornante dopo tornante, curva dopo curva.
La sosta in cima è d’obbligo. Verso sud, tra le montage, si può vedere il mare. Verso nord, lasciando la strada e la bici per salire a piedi pochi metri, si viene ricompensati da un panorama mozzafiato sui laghi di Fusine e altre grandi montagne all’orizzonte.
Questa salita, o meglio, questa montagna fino a qualche giorno fa era a me ignota, oggi è tra le più belle che io abbia mai fatto!
Volendo si può effettuare un anello circolare (che non ho fatto), che attraversa tre paesi Europei: Italia, Austria, Slovenia. A 11km dalla vetta, c’è il bivio verso il Passo Predil, dove ancora si trova la vecchia dogana tra Italia e Slovenia, da cui si può scendere dapprima verso il Lago del Predil (molto bello) e successivamente verso Tarvisio (ITA) quindi, Amoldstein (AU), Radendorf (AU), Vuzner Pass (AU), Kranijska Gora (SLO) e Vrsic Pass (SLO) (anche se la stessa fonte dice che il versante più bello è quello da Bovec) e tornare a Bovec, per un totale di 130km e circac 5000mt dislivello. [ Ipotetica Traccia su Tracks4bikers]
Mangàrt da Lod Pod Mangartom
Mangàrt da bv Predil
mercoledì 10 agosto 2011
Pian dell'Armà e Castello di Oramala
Che la bici sia il miglior mezzo per entrare in contatto con ciò che ci circonda non lo scopro oggi. Però ogni volta, resto meravigliato da quanto possa regalare un semplice strumento a due ruote.
Domenica mattina, il meteo non promette nulla di buono. Verificate le previsioni su internet, si decide di andare a Varzi nell’Oltrepò Pavese. L’idea è di evitare i classici, Penice, Brallo e Carmine, e di salire verso Pey (meta segnalatami tempo fa dal mio amico Andrea, che ringrazio per la dritta!). Non c’è tempo per documentarsi ulteriormente, si parte subito per Varzi!
La partenza del giro in bici, viene casualmente spostata nel piccolo abitato di Moglie e prima di arrivare a Varzi, passiamo da Pizzocorno. Si capisce da subito che il giro sarà una sorta di scoperta del territorio a noi poco conosciuto.
Poco dopo Casanova inizia la vera salita della giornata: Pian dell’Armà, una bellissima scoperta!
La salita è lunga 16km per 900mt di dislivello, irregolare, con alcuni punti in doppia cifra. Il traffico è inesistente, l’ambientazione selvaggia. Il panorama offre una vista sulla vallata del fiume Staffora, e di fronte si può ammirare il Monte Lesima facilmente riconoscibile dall’enorme Radar costruito sulla sua cima.
Una volta scolinati, al bivio per Capannette di Pey, decidiamo di scendere verso Varzi, ignorando totalmente che siamo sul confine tra la Lombardia e l’Emilia Romanga, e che a neanche due km, c’è il vero scollinamento che porta in Piemonte: il Passo Capanne di Cosola.
Prima di scendere definitivamente verso Casale Staffora, facciamo una sosta al Passo Giovà, un vero e proprio crocevia di strade, da cui ci si può dirigere verso il Monte Lesima e Passo del Brallo restando in quota.
Unico neo di queste strade poco trafficate è l’asfalto vecchio e la sporcizia, quindi bisogna stare attenti soprattutto in discesa.
Una volta a Varzi, giriamo per il Castello di Oramala. Una “salitella” di 4km, irregolare con punte al 15%. Questa variante ci permette di rientrare all’auto (a Moglie) completando un anello immerso nella campagna, pieno di aspri saliscendi, ed evitare la strada statale principale.
Visualizzazione ingrandita della mappa
lunedì 16 maggio 2011
La Vençoise: Ottime notizie dalla Francia!
Tutta un’altra cosa rispetto alle granfondo italiane. Del Team Cassinis Siamo in Sette, ospiti a casa del Presidente. Ci iscriviamo in loco e già il numero è di buon auspicio: 314 (mio mese e giorno di nascita). E’ anche facile intuire che saremo “pochi intimi”.
Si parte dal centro di Vence. L’atmosfera è davvero rilassata, niente a che vedere con l’ansia e aggressività della Coppa Lombardia. Nonstante arriviamo in “griglia”, un quarto d’ora prima della partenza, riesco a inserirmi in buona posizione in griglia.
Pronti via, subito in salita, subito a tutta! Ci sono i 9 km del Col de Vence da spianare. Vado su come posso, un pò limiato dalle residue inutili fatiche della GF Alpi, e un pò dalla colazione non ancora assimilata in toto. Normalmente potrei tenere un ritmo un pò più alto. Dopo i primi 7 km vedo che c’è già un gruppetto di testa di 9 seguito da altri 5-6 (sono circa al km 8).
Al Col de Vence ci raggruppiamo in 3, tiriamo un pò a turno, personalmente, senza ammazzarmi. Siamo ancora all’inizio e meglio preservare le energie. Non c’è un metro di pianura, continui falsopiani che fatti al vento ti logorano senza che te ne accorgi. Non passerà molto, che verremo poi risucchiati da un folto gruppo: qui sto bello coperto e ciò mi permette di recuperare molto bene, e per fortuna man mano che passano i km mi sembra di migliorare.
Passiamo agilmente il Col de Cornille e giugiamo al bivio medio–lungo: come da prassi girano quasi tutti per il corto, e restiamo una ventina. Inizia il Col de Lattes, 6km pendenza massima 4%, non la si può considerare salita, ma fa selezione: sono ancora nella pancia del gruppetto quando vedo due andare via, mi faccio sfilare e con una bella tirata mi accodo. Altri tre faranno lo stesso, ed in sei ci avvantaggiamo.
Quindi il Col deBleine per un’altra scossa: 5km 6-7%, questa è salilta "vera", che si fa sentire nelle gambe. Fino ad un km dalla vetta riesco a stare in contatto visivo di due che salgono apparentemente facile. Scollino solo, e dopo aver perso tempo ad un incrocio mal segnalato, riprendo la “retta via” insieme ad un altri 2. E’ incredibile, nonstante siamo in pochi, trovo sempre qualcuno con cui condividere la strada! Ma è fondamentale, nonostante siamo in discesa, c’è vento contrario, e stare coperto mi permette di risparmiare ancora energie preziose. Intanto il gruppo si allarga un pochino...
Finalmente giungiamo all’inizio dell’ultima salita (Col de Vence da bv D2-D3), la prendo a cannone e saluto la compagnia. Anche questa ha pendenze dolci (intorno al 6%), ma salire forte fa la differenza. Finalmente rivedo i due (insieme ad altri) che mi hanno lasciato indietro sul Col de Bleine, e a fine salita riesco a riaccodarmi: all’arrivo manca ancora un falsopiano, e la discesa verso Vence.
In quota c’è un meteo terribile: nuvole bassissime, poca visibilità, e bagnato come se piovesse. Dopo un primo tentativo andato a vuoto di avvantaggiarmi sul falsopiano, ci riprovo con successo in discesa!
Arrivo in solitaria: con mia enorme sorpresa, la classifica recita 12° assoluto e 2° di Categoria!
Scoprirò poi che è stato l’attacco sferrato in discesa, a permettermi di guadagnare la seconda posizione in categoria, con tanto di premiazione finale!
Ma le sorprese di giornata non finiscono qui: pure la mia compagna di squadra, Barbara, vince la classifica assoluta femminile nel lungo! Incredibile!
Che dire, ce l'ho messa tutta si, ma non sono andato nè più nè meno di altre volte. Semplicemente questa volta la fortuna ha giocato dalla mia. E nello sport ci vuole anche questa.
Un ringraziamento speciale a Mario (il nostro vulcanico Presidente) e Bea che mi hanno invitato e ospitato nella loro bellissima dimora di Tourrettes Sur Lup: è proprio grazie a loro che ho avuto questa incredibile opportunita!
martedì 19 aprile 2011
Valcava e Culmine San Pietro
Decido di partire da casa in bici. Non ho voglia di prendere la macchina, quindi modifico il programma all’ultimo nel giro con Valcava e la Culmine San Pietro.
Giungo con calma a Cisano B. Poi salgo verso Torre de Busì dove inizia la Valcava che ormai la conosco a memoria. L’affronto con calma, in agilità. Nonostante ciò sul tratto duro fatico, molto, e capisco che non sono in giornata.
Sceso a Ponte Giurino, e risalgo a Berbenno via Ceresola (5,1km). Anche qui agilità è d’obbligo. La giornata è ancora lunga e non so bene quanta benzina ho. Sceso a Brembilla risalgo alla Forcella del Bura (11km), che nonostante sia molto pedalabile, la stanchezza comincia ad avanzare.
A Vedeseta, evito di scendere a San Giovanni Bianco, per poi risalire, troppe le percezioni negative. Mi spiace perchè il tratto tra le gole mi piace molto. La scelta si rileva corretta. Sul tratto che porta ad Avolasio, intorno al 9% medio, faccio veramente fatica e alla Culmine San Pietro finalente tiro il fiato.
Da qui mi aspetta solo discesa e pianura, apparentemente facile. Così non sarà. Il vento, mai a favore, accentua ulteriormente l’affaticamento e a Calolziocorte scarto l’idea di salire ancora a Carenno, troppo stanco, per oggi basta così.
Anche questa è stata una saggia decisione, visto che da Imbersago in poi, difficilmente supero i 30km/h.
Per concludere termino il giro di 190km e 3.150 metri dislivello in 8 ore. La media è veramente bassa, sintomo che la stanchezza avvertita la mattina precedente non è ancora passata. Lo verifico anche guardando i dati del giro effettuato in bergamasca il 9 marzo: rispetto a quel giorno ci sono 400mt dislivello in meno e la media è molto più bassa.
Giungo con calma a Cisano B. Poi salgo verso Torre de Busì dove inizia la Valcava che ormai la conosco a memoria. L’affronto con calma, in agilità. Nonostante ciò sul tratto duro fatico, molto, e capisco che non sono in giornata.
Sceso a Ponte Giurino, e risalgo a Berbenno via Ceresola (5,1km). Anche qui agilità è d’obbligo. La giornata è ancora lunga e non so bene quanta benzina ho. Sceso a Brembilla risalgo alla Forcella del Bura (11km), che nonostante sia molto pedalabile, la stanchezza comincia ad avanzare.
A Vedeseta, evito di scendere a San Giovanni Bianco, per poi risalire, troppe le percezioni negative. Mi spiace perchè il tratto tra le gole mi piace molto. La scelta si rileva corretta. Sul tratto che porta ad Avolasio, intorno al 9% medio, faccio veramente fatica e alla Culmine San Pietro finalente tiro il fiato.
Da qui mi aspetta solo discesa e pianura, apparentemente facile. Così non sarà. Il vento, mai a favore, accentua ulteriormente l’affaticamento e a Calolziocorte scarto l’idea di salire ancora a Carenno, troppo stanco, per oggi basta così.
Anche questa è stata una saggia decisione, visto che da Imbersago in poi, difficilmente supero i 30km/h.
Per concludere termino il giro di 190km e 3.150 metri dislivello in 8 ore. La media è veramente bassa, sintomo che la stanchezza avvertita la mattina precedente non è ancora passata. Lo verifico anche guardando i dati del giro effettuato in bergamasca il 9 marzo: rispetto a quel giorno ci sono 400mt dislivello in meno e la media è molto più bassa.
Il Resegone
giovedì 31 marzo 2011
Ricognizione GF Tre Laghi 2011
Domenica 27 abbiamo effettuato un giro sul percorso della granfondo 3 laghi.
Rispetto al 2010, è cambiata il luogo della partenza, e l’ultimo il tratto finale del percorso.
Il primo tratto, fino all’attacco della salita di Capovalle, a parte qualche rotonda non presenta particolari criticità, strada larga e prevalentemente pianeggiante.
A Gargnano, dopo poco meno di trenta km, inizia finalmente la salita verso Capovalle, che si divide in tre tronconi, per un totale di 26km.
Il primo di 7km è molto pedalabile. A Novazzano inizia un tratto quasi totalmente pianeggiante di fino al bv per Capovalle; in questa parte bisogna prestare particolare attenzione, strada stretta, piena di curve, molto sporca, e che si affronta sicuramente in gruppo a velocità sostenuta.
Infine il secondo troncone di salita verso Capovalle (7km), è un pò più insidioso, ma le pendenze restano contenute.
La discesa verso Idro, è larga, veloce con un pò di tornanti, poco tecnica, insomma...
Da Idro inizia un tratto vallonato, un pò noioso, e con l’asfalto spesso rovinato (prestare attenzione).
Finalmente a Castio inizia l’ascesa verso Bione: il primo tratto di salita di 2,5km, presenta pendenze molto importanti che spaccano le gambe. Bisogna cercare di tenere(!!!!) le posizioni. Poi dopo una breve discesa si risale definitivamente verso Bione.
Poi altro tratto da fare in gruppo prima di iniziare l’ascesa verso S. Eusebio, salita molto facile a dir la verità, che lascia posco spazio alla fantasia ai grimpeur.
Dalla cima all’arrivo mancano ancora più di 30km edopo un’altra discesa poco tecnica e molto veloce, inizia l’estenuante tratto finale vallonato. Ben 300 i metri di dislivello negli ultimi 24km.
In totale sono circa 128km 2030mt dislivello; probabilmente cambierà qualcosa visto che dopo Agnosine abbiamo trovaot la strada interrotta per una frana, e si verrà deviati su una sottostante.
Traccia del percorso: Link
Rispetto al 2010, è cambiata il luogo della partenza, e l’ultimo il tratto finale del percorso.
Il primo tratto, fino all’attacco della salita di Capovalle, a parte qualche rotonda non presenta particolari criticità, strada larga e prevalentemente pianeggiante.
A Gargnano, dopo poco meno di trenta km, inizia finalmente la salita verso Capovalle, che si divide in tre tronconi, per un totale di 26km.
Il primo di 7km è molto pedalabile. A Novazzano inizia un tratto quasi totalmente pianeggiante di fino al bv per Capovalle; in questa parte bisogna prestare particolare attenzione, strada stretta, piena di curve, molto sporca, e che si affronta sicuramente in gruppo a velocità sostenuta.
Infine il secondo troncone di salita verso Capovalle (7km), è un pò più insidioso, ma le pendenze restano contenute.
La discesa verso Idro, è larga, veloce con un pò di tornanti, poco tecnica, insomma...
Da Idro inizia un tratto vallonato, un pò noioso, e con l’asfalto spesso rovinato (prestare attenzione).
Finalmente a Castio inizia l’ascesa verso Bione: il primo tratto di salita di 2,5km, presenta pendenze molto importanti che spaccano le gambe. Bisogna cercare di tenere(!!!!) le posizioni. Poi dopo una breve discesa si risale definitivamente verso Bione.
Poi altro tratto da fare in gruppo prima di iniziare l’ascesa verso S. Eusebio, salita molto facile a dir la verità, che lascia posco spazio alla fantasia ai grimpeur.
Dalla cima all’arrivo mancano ancora più di 30km edopo un’altra discesa poco tecnica e molto veloce, inizia l’estenuante tratto finale vallonato. Ben 300 i metri di dislivello negli ultimi 24km.
In totale sono circa 128km 2030mt dislivello; probabilmente cambierà qualcosa visto che dopo Agnosine abbiamo trovaot la strada interrotta per una frana, e si verrà deviati su una sottostante.
Traccia del percorso: Link
lunedì 28 marzo 2011
Giro fra Bergamasca e Lecchese
Finalmente una bellissima giornata di primavera: tanto sole e temperature miti!
Partiamo da Carnate in 5, verso la Bergamasca, di buon passo.
In sucessione affrontiamo:
- Valsecca o Costa Valle Imagna da S. Omobono Terme
- Valcava da Costa Valle Imagna
- Carenno da Sopracornola
- Galbiate da Pescate
- Colle Brianza da Galbiate
- Sirtori da Perego
E’ stato un vero piacere tornare a pedalare con Gabriele & C. e mi auguro che ciò riaccada presto.
venerdì 18 marzo 2011
Un'Italia più bella. Dalla bici
di Isa Grassano - fonte: La Repubblica - link
Da Mantova all'Emilia, dall'Appia ad Assisi, i suggerimenti per alcuni itinerari da percorrere rigorosamente a due ruote. Per gustare al meglio l'ambiente
La mountain bike scivola docile tra le curve morbide della strada. Incontra placidi paesi in collina e borghi che fanno da incrocio a strade poco trafficate. S'inerpica in salita, insieme alle vigne tagliate dai sentieri sterrati dove passano solo i trattori. Ecco il fascino "slow" del cicloturismo. Nessuna fretta, ma solo il l'emozione di perdersi nelle bellezze del paesaggio. Andare in bicicletta tra le vie di un borgo antico. Vivere il piacere di strade solitarie. Scoprire piccoli tesori, al di fuori dei soliti circuiti. Tutto a basso costo, senza inquinare, rispettando l'ambiente e restando in forma.
Da Nord a Sud, tra campagna e mare, tra città e paesi, tanti gli itinerari da vivere in "punta di pedale".
Si toccano i luoghi più belli tra Mantova e Sabbioneta, nel "percorso ciclabile Unesco". Quarantasette chilometri (il fondo è per lo più asfaltato, per brevi tratti sterrato), per perdersi nelle bellezze del paesaggio, tra vigneti e frutteti di mele, ombrosi boschi di latifoglie ed enormi distese di campi coltivati.
Durante il lungo ma facile percorso s'incontrano diversi paesi, ciascuno con le sue eccellenze: Buscoldo con la chiesa parrocchiale tardo barocca; Torre d'Oglio e il ponte di barche e l'oratorio del Correggioli; Commessaggio con il Torrione fatto erigere da Vespasiano Gonzaga. Percorrendo, poi, la strada Vitelliana, l'antica strada militare romana, fatta costruire dal proconsole Vitellio, si nota l'eremo di San Remigio, edificato nel XVII secolo per i pellegrini che si recavano a Roma. Lungo il percorso ci si può fermare qua e là per ammirare le zone umide del Parco Oglio Sud (dove l'Oglio si immette nel Po), tipiche di quest'angolo di pianura. Ed ecco i salici e i pioppi bianchi che si specchiano civettuoli nelle acque del fiume, mentre i canneti ondeggiano al vento. E ammirare, spesso nascosti tra le foglie, gli aironi rossi o bianchi, le nitticore e il falco pescatore.
Pedalata dopo pedalata, mentre i dettagli si perdono e le case sembrano un impasto di colori caldi, si arriva, quasi improvvisamente, a Sabbioneta, la "piccola Atene" del Rinascimento, "la città ideale", come è stata definita. Si sbuca direttamente in piazza Ducale che si svela in tutta la sua grandezza, con il Palazzo Ducale.
I più allenati e con le gambe resistenti possono percorrere le strade bianche intorno a Siena. Chilometri e chilometri di "fettucce", senza un centimetro d'asfalto (ovunque saliscendi sterrati), su e giù per i colli, con panorami da togliere il fiato più delle salite (tanto che qui, ogni anno in autunno, si corre l'Eroica con bici d'epoca). Si procede non troppo veloce, né troppo piano: alla giusta andatura, quella che permette di godere il paesaggio, di essere, anche chi pedala, parte del paesaggio. E si attraversano castelli, come il Castello di Brolio che sorge al centro di sterminati vigneti, dove fare una sosta. Pur essendo privato il castello è visitabile, ad eccezione del palazzo.
E' possibile compiere per intero il giro degli spalti, dai quali si hanno splendide viste sulla zona del Chianti. Altra tappa a Gaiole in Chianti. Dell'antico borgo, fondato tra duecento e trecento, resta la consapevolezza di un passato importante come luogo ideale per incontri e mercati, testimoniato da una strada-piazza: via Ricasoli lungo la quale si svolse, e si svolge tuttora, la mercatura e la vita del paese che ha origini legate al commercio. Le antiche case, il lungofiume e gli arredi urbani rimandano alle attività mercantili medievali. Un consiglio: sostate nelle trattorie e nelle cantine (dove si produce dell'ottimo chianti) che incontrerete lungo il vostro viaggio, sarà un'esperienza sensoriale indimenticabile.
Chi non ricorda la grande impresa compiuta da Vittorio Adorni in occasione dei mondiali di ciclismo del settembre del 1968? Protagonista di una fuga leggendaria (si corre a Imola, a un passo da casa sua, con partenza e arrivo all'autodromo, sul circuito dei Tre Monti), il campione giunse sul traguardo con quasi 10 minuti di vantaggio sul secondo classificato. L'arrivo sul rettilineo finale è regale. La maglia azzurra che luccica al sole di quel tardo pomeriggio d'estate. E vale la pena ripercorrere queste mitiche avventure sulle strade di Adorni, attraverso un percorso di 78 chilometri (dislivello in salita: 998 m e una difficoltà media). Si parte dalla Rocca Sforzesca di Imola che si impone allo sguardo per la grandezza e l'imponenza architettonica e si attraversa Castel del Rio, pittoresco borgo appenninico, a ridosso del confine toscano, situato su una collina balcone, come se fosse il palco di un grandioso teatro dal quale dominare tutta la valle. Il punto più bello di questo itinerario? Attraversare il ponte Alidosi, dalla caratteristica "schiena d'asino", monumento nazionale sul corso del Santerno. Info qui
Altro punto di forza dell'Emilia Romagna è la possibilità di visitare le città d'arte su due ruote, attraverso il circuito Cycle-r, che mette a disposizione pacchetti con tutto incluso: a cominciare da un navigatore satellitare di ultima generazione bici, mappa, hotel specializzati con deposito, officina, lavanderia. E non solo. Visto che chi pedala tutto il giorno, rientra solo al pomeriggio, ecco che anche la ristorazione è flessibile: chi vuole potrà mangiare un piatto di pasta anche alle diciassette.
Numerosi i percorsi ciclabili del Friuli Venezia Giulia, come quello che parte da Grado (circa 20 km) per imboccare la Riserva Naturale della Valle Cavanata. Utilizzata in passato come "valle da pesca", la riserva vanta la presenza di numerosi ambienti fra il mare e la terraferma (laguna, spiaggia, bosco, prato, valle da pesca, stagno) che la rendono popolata da oltre duecento specie di uccelli. Subito dopo il Centro Visite, svoltando a destra su una stradina che segue la riva sinistra del Canale Averto, si giunge all'argine oltre il quale c'è il mare. Da si può seguire la strada bianca che costeggia il rilevato (via Canéo), e vale la pena fare una sosta per salire sull'argine e dare uno sguardo al panorama sul golfo di Trieste.
Per sconfinare all'estero, si può fare il Passo Rombo che collega l'Ötztal, una vallata nel cuore del Tirolo austriaco, direttamente al territorio italiano. Adrenalina pura con il Singletrail, un percorso emozionante, che si diparte da quota 3.058 m e scende nell'abitato di Sölden.
In Liguria si può seguire il passo costiero del Ponente, in un percorso adatto anche ai bambini (22 km da Sanremo a San Lorenzo al Mare del tracciato in andata e in ritorno). Là dove sferragliava il treno (la pista è realizzata sul sedime dismesso della ferrovia a terrazza sul mare), ora è un via vai silenzioso di persone su bici, mountain bike, che si godono gli straordinari panorami. E se si è stanchi, tanti sono gli accessi a spiagge e scogliere per una sosta di relax, avvolti dai profumi della macchia mediterranea.
Mani salde al manubrio e si può andare anche lungo la via Appia, una delle più antiche "autostrade" del mondo, costruita oltre 2300 anni fa, per collegare Roma a Brindisi, porta d'Oriente (fu voluta dal censore Appio Claudio nel 312 a.C), la cui larghezza era fissata in 14 piedi (circa 4 metri): un vero record per l'epoca. Un percorso molto amato dai viaggiatori d'inizio secolo. Thomas Ashby compì per ben due volte il tragitto da Roma a Brindisi, pedalando insieme ai suoi studenti inglesi, ospiti della "British School at Rome". Altri tempi, ma anche solo il tratto sterrato (4,5 Km) tra Mesagne e Latiano, regala emozioni tra secolari uliveti e ricchi vigneti che punteggiano l'orizzonte. Lungo la strada si possono ammirare i resti dell'antico muro messapico: il fascino delle "rovine" che custodiscono l'anima dei luoghi. Procedendo lentamente, gli occhi si riempiono della campagna circostante, la cui luminosità si fonde con il biancore abbagliante delle masserie, sparse qua e là come se volessero librarsi nell'aria, a testimonianza di un'antica civiltà rurale, molte delle quali trasformate in strutture ricettive.
I più allenati possono spingersi poi fino alla Colonna romana, simbolo di Brindisi, là dove sembra finisse la Regina Viarum, come era stata definita. La si scorge da lontano e già affascina per la sua imponenza (supera i 18 metri di altezza) ed eleganza. Come una sentinella immobile, guarda al mare ed assiste, da secoli, al passaggio ininterrotto di gente.
Infine, anche i pellegrini appassionati di due ruote trovano la loro dimensione che unisce il viaggio religioso alla vacanza. Dove? Lungo il Cammino di Francesco, 80 chilometri sulla strada del Poverello d'Assisi, messi in rete dall'Apt di Rieti, per abbinare il piacere dello sport e dello stare all'aria aperta al ristoro dell'anima, la fatica alla preghiera. Tra le varie tappa, da non perdere quella tra Greccio - Poggio Bustone, per una lunghezza di 18,6 chilometri e una difficoltà media (la salita tra Borgo San Pietro e Poggio Bustone è molto ripida ed è impraticabile per chi non sia super allenato, con un dislivello di 260 metri). Greccio-Poggio Bustone, oltre ad essere il più fattibile, è anche uno dei sentieri più coreografici perché costeggia la Riserva Naturale dei laghi Lungo e Ripasottile. Specchi d'acqua racchiusi da canneti, arricchiti dalle fioriture rare ed eleganti delle ninfe bianche. Tutto intorno sono salici, pioppi e arbusti di sambuco. Un luogo che consente di praticare il birdwatching, con punti di osservazione predisposti e mimetizzati nella vegetazione: se si è fortunati si può scorgere il Tarabusino, piccolo e raro airone. Un altro tratto alla portata di tutti (circa 9 chilometri) è quello che va dal Santuario di Poggio Bustone al Faggio di San Francesco.
Il Faggio è unico per la sua forma straordinaria - la chioma misura 22 metri di diametro - con i rami che s'intrecciano sinuosi a creare onde e nodi dalla bellezza inusuale. La tradizione vuole che la pianta assunse questa conformazione per riparare San Francesco da un temporale che lo sorprese durante un solitario ritiro mistico. Esistono solo altri due esemplari della stessa specie, in Inghilterra e in America Settentrionale, che hanno una forma paragonabile. Ritornati in pianura lo sguardo si apre su una morbida conca, che con i suoi spazi agresti ha già di per sé qualcosa di celestiale.
Fotogallery su Repubblica.it
Da Mantova all'Emilia, dall'Appia ad Assisi, i suggerimenti per alcuni itinerari da percorrere rigorosamente a due ruote. Per gustare al meglio l'ambiente
La mountain bike scivola docile tra le curve morbide della strada. Incontra placidi paesi in collina e borghi che fanno da incrocio a strade poco trafficate. S'inerpica in salita, insieme alle vigne tagliate dai sentieri sterrati dove passano solo i trattori. Ecco il fascino "slow" del cicloturismo. Nessuna fretta, ma solo il l'emozione di perdersi nelle bellezze del paesaggio. Andare in bicicletta tra le vie di un borgo antico. Vivere il piacere di strade solitarie. Scoprire piccoli tesori, al di fuori dei soliti circuiti. Tutto a basso costo, senza inquinare, rispettando l'ambiente e restando in forma.
Da Nord a Sud, tra campagna e mare, tra città e paesi, tanti gli itinerari da vivere in "punta di pedale".
Si toccano i luoghi più belli tra Mantova e Sabbioneta, nel "percorso ciclabile Unesco". Quarantasette chilometri (il fondo è per lo più asfaltato, per brevi tratti sterrato), per perdersi nelle bellezze del paesaggio, tra vigneti e frutteti di mele, ombrosi boschi di latifoglie ed enormi distese di campi coltivati.
Durante il lungo ma facile percorso s'incontrano diversi paesi, ciascuno con le sue eccellenze: Buscoldo con la chiesa parrocchiale tardo barocca; Torre d'Oglio e il ponte di barche e l'oratorio del Correggioli; Commessaggio con il Torrione fatto erigere da Vespasiano Gonzaga. Percorrendo, poi, la strada Vitelliana, l'antica strada militare romana, fatta costruire dal proconsole Vitellio, si nota l'eremo di San Remigio, edificato nel XVII secolo per i pellegrini che si recavano a Roma. Lungo il percorso ci si può fermare qua e là per ammirare le zone umide del Parco Oglio Sud (dove l'Oglio si immette nel Po), tipiche di quest'angolo di pianura. Ed ecco i salici e i pioppi bianchi che si specchiano civettuoli nelle acque del fiume, mentre i canneti ondeggiano al vento. E ammirare, spesso nascosti tra le foglie, gli aironi rossi o bianchi, le nitticore e il falco pescatore.
Pedalata dopo pedalata, mentre i dettagli si perdono e le case sembrano un impasto di colori caldi, si arriva, quasi improvvisamente, a Sabbioneta, la "piccola Atene" del Rinascimento, "la città ideale", come è stata definita. Si sbuca direttamente in piazza Ducale che si svela in tutta la sua grandezza, con il Palazzo Ducale.
I più allenati e con le gambe resistenti possono percorrere le strade bianche intorno a Siena. Chilometri e chilometri di "fettucce", senza un centimetro d'asfalto (ovunque saliscendi sterrati), su e giù per i colli, con panorami da togliere il fiato più delle salite (tanto che qui, ogni anno in autunno, si corre l'Eroica con bici d'epoca). Si procede non troppo veloce, né troppo piano: alla giusta andatura, quella che permette di godere il paesaggio, di essere, anche chi pedala, parte del paesaggio. E si attraversano castelli, come il Castello di Brolio che sorge al centro di sterminati vigneti, dove fare una sosta. Pur essendo privato il castello è visitabile, ad eccezione del palazzo.
E' possibile compiere per intero il giro degli spalti, dai quali si hanno splendide viste sulla zona del Chianti. Altra tappa a Gaiole in Chianti. Dell'antico borgo, fondato tra duecento e trecento, resta la consapevolezza di un passato importante come luogo ideale per incontri e mercati, testimoniato da una strada-piazza: via Ricasoli lungo la quale si svolse, e si svolge tuttora, la mercatura e la vita del paese che ha origini legate al commercio. Le antiche case, il lungofiume e gli arredi urbani rimandano alle attività mercantili medievali. Un consiglio: sostate nelle trattorie e nelle cantine (dove si produce dell'ottimo chianti) che incontrerete lungo il vostro viaggio, sarà un'esperienza sensoriale indimenticabile.
Chi non ricorda la grande impresa compiuta da Vittorio Adorni in occasione dei mondiali di ciclismo del settembre del 1968? Protagonista di una fuga leggendaria (si corre a Imola, a un passo da casa sua, con partenza e arrivo all'autodromo, sul circuito dei Tre Monti), il campione giunse sul traguardo con quasi 10 minuti di vantaggio sul secondo classificato. L'arrivo sul rettilineo finale è regale. La maglia azzurra che luccica al sole di quel tardo pomeriggio d'estate. E vale la pena ripercorrere queste mitiche avventure sulle strade di Adorni, attraverso un percorso di 78 chilometri (dislivello in salita: 998 m e una difficoltà media). Si parte dalla Rocca Sforzesca di Imola che si impone allo sguardo per la grandezza e l'imponenza architettonica e si attraversa Castel del Rio, pittoresco borgo appenninico, a ridosso del confine toscano, situato su una collina balcone, come se fosse il palco di un grandioso teatro dal quale dominare tutta la valle. Il punto più bello di questo itinerario? Attraversare il ponte Alidosi, dalla caratteristica "schiena d'asino", monumento nazionale sul corso del Santerno. Info qui
Altro punto di forza dell'Emilia Romagna è la possibilità di visitare le città d'arte su due ruote, attraverso il circuito Cycle-r, che mette a disposizione pacchetti con tutto incluso: a cominciare da un navigatore satellitare di ultima generazione bici, mappa, hotel specializzati con deposito, officina, lavanderia. E non solo. Visto che chi pedala tutto il giorno, rientra solo al pomeriggio, ecco che anche la ristorazione è flessibile: chi vuole potrà mangiare un piatto di pasta anche alle diciassette.
Numerosi i percorsi ciclabili del Friuli Venezia Giulia, come quello che parte da Grado (circa 20 km) per imboccare la Riserva Naturale della Valle Cavanata. Utilizzata in passato come "valle da pesca", la riserva vanta la presenza di numerosi ambienti fra il mare e la terraferma (laguna, spiaggia, bosco, prato, valle da pesca, stagno) che la rendono popolata da oltre duecento specie di uccelli. Subito dopo il Centro Visite, svoltando a destra su una stradina che segue la riva sinistra del Canale Averto, si giunge all'argine oltre il quale c'è il mare. Da si può seguire la strada bianca che costeggia il rilevato (via Canéo), e vale la pena fare una sosta per salire sull'argine e dare uno sguardo al panorama sul golfo di Trieste.
Per sconfinare all'estero, si può fare il Passo Rombo che collega l'Ötztal, una vallata nel cuore del Tirolo austriaco, direttamente al territorio italiano. Adrenalina pura con il Singletrail, un percorso emozionante, che si diparte da quota 3.058 m e scende nell'abitato di Sölden.
In Liguria si può seguire il passo costiero del Ponente, in un percorso adatto anche ai bambini (22 km da Sanremo a San Lorenzo al Mare del tracciato in andata e in ritorno). Là dove sferragliava il treno (la pista è realizzata sul sedime dismesso della ferrovia a terrazza sul mare), ora è un via vai silenzioso di persone su bici, mountain bike, che si godono gli straordinari panorami. E se si è stanchi, tanti sono gli accessi a spiagge e scogliere per una sosta di relax, avvolti dai profumi della macchia mediterranea.
Mani salde al manubrio e si può andare anche lungo la via Appia, una delle più antiche "autostrade" del mondo, costruita oltre 2300 anni fa, per collegare Roma a Brindisi, porta d'Oriente (fu voluta dal censore Appio Claudio nel 312 a.C), la cui larghezza era fissata in 14 piedi (circa 4 metri): un vero record per l'epoca. Un percorso molto amato dai viaggiatori d'inizio secolo. Thomas Ashby compì per ben due volte il tragitto da Roma a Brindisi, pedalando insieme ai suoi studenti inglesi, ospiti della "British School at Rome". Altri tempi, ma anche solo il tratto sterrato (4,5 Km) tra Mesagne e Latiano, regala emozioni tra secolari uliveti e ricchi vigneti che punteggiano l'orizzonte. Lungo la strada si possono ammirare i resti dell'antico muro messapico: il fascino delle "rovine" che custodiscono l'anima dei luoghi. Procedendo lentamente, gli occhi si riempiono della campagna circostante, la cui luminosità si fonde con il biancore abbagliante delle masserie, sparse qua e là come se volessero librarsi nell'aria, a testimonianza di un'antica civiltà rurale, molte delle quali trasformate in strutture ricettive.
I più allenati possono spingersi poi fino alla Colonna romana, simbolo di Brindisi, là dove sembra finisse la Regina Viarum, come era stata definita. La si scorge da lontano e già affascina per la sua imponenza (supera i 18 metri di altezza) ed eleganza. Come una sentinella immobile, guarda al mare ed assiste, da secoli, al passaggio ininterrotto di gente.
Infine, anche i pellegrini appassionati di due ruote trovano la loro dimensione che unisce il viaggio religioso alla vacanza. Dove? Lungo il Cammino di Francesco, 80 chilometri sulla strada del Poverello d'Assisi, messi in rete dall'Apt di Rieti, per abbinare il piacere dello sport e dello stare all'aria aperta al ristoro dell'anima, la fatica alla preghiera. Tra le varie tappa, da non perdere quella tra Greccio - Poggio Bustone, per una lunghezza di 18,6 chilometri e una difficoltà media (la salita tra Borgo San Pietro e Poggio Bustone è molto ripida ed è impraticabile per chi non sia super allenato, con un dislivello di 260 metri). Greccio-Poggio Bustone, oltre ad essere il più fattibile, è anche uno dei sentieri più coreografici perché costeggia la Riserva Naturale dei laghi Lungo e Ripasottile. Specchi d'acqua racchiusi da canneti, arricchiti dalle fioriture rare ed eleganti delle ninfe bianche. Tutto intorno sono salici, pioppi e arbusti di sambuco. Un luogo che consente di praticare il birdwatching, con punti di osservazione predisposti e mimetizzati nella vegetazione: se si è fortunati si può scorgere il Tarabusino, piccolo e raro airone. Un altro tratto alla portata di tutti (circa 9 chilometri) è quello che va dal Santuario di Poggio Bustone al Faggio di San Francesco.
Il Faggio è unico per la sua forma straordinaria - la chioma misura 22 metri di diametro - con i rami che s'intrecciano sinuosi a creare onde e nodi dalla bellezza inusuale. La tradizione vuole che la pianta assunse questa conformazione per riparare San Francesco da un temporale che lo sorprese durante un solitario ritiro mistico. Esistono solo altri due esemplari della stessa specie, in Inghilterra e in America Settentrionale, che hanno una forma paragonabile. Ritornati in pianura lo sguardo si apre su una morbida conca, che con i suoi spazi agresti ha già di per sé qualcosa di celestiale.
Fotogallery su Repubblica.it
giovedì 10 marzo 2011
Giro nelle Valli Bergamasche
Ho preso spunto da un giro, del mio amico Gabriele, e me lo sono rimodellato su misura. Volevo fare tanta strada e tanta salita: Obiettivo raggiunto.
Parto da Calco verso le valli Bergamasche, passando, Cisano Bergamasco, Almenno S.Salvatore, fino a Zogno dove inizia la prima ascesa: Miragolo San Salvatore. Da qui salgo ancora fino a Salmezza, salita breve e suggestiva tra rocce e neve, per poi scendere in picchiata verso il Selvino e ancora fino a Nembro.
La discesa è molto divertente, strada larga, pulita, veloce e poco trafficata, ideale per disegnare delle belle traettorie con la bici.
A Nembro giro la bici e ritorno verso la cima. Anche qui, come sulla Miragolo esercizi di SFR: oltre alla quantità pure qualità. Arrivo in cima soddisfatto, il tempo è bellissimo, e non fa troppo freddo.
Mi ributto in picchiata verso Algua, fino a Ponte Bracca, dove inizia l'ascesa verso Dossena. Anche questa salita è poco trafficata, le pendenze sono abbordabili, ideale per fare altre ripetute, che mettono in difficoltà le gambe.
A Dossena, il bello deve ancora arrivare. Altra discesa verso San Giovanni Bianco, dove c'è in programma, la Val Taleggio. Tanto bella quanto fredda è la gola, che si attraversa. Questo è il momento più difficile del giro, dove le gambe cominciano a far male, il fisico ad essere stanco e pure la testa ad agitarsi per l'orario: mi rendo conto di avere poco margine prima che faccia buio.
Per fortuna ho un antico ricordo di quando passai da queste parti anni fa, e cerco di star tranquillo, e di tirare.
Scollino a Sottochiesa, e la successiva ascesa vero Forcella del Bura, la affronto con decisione; questa ad esempio non me la ricordavo così lunga, per fortuna è solo un falsopiano.
Quindi mi butto in discesa verso Brembilla dove, un pò per la stanchezza un pò per il poco tempo, evito di salire verso Laxolo come da programma, e continuo verso Sedrina, per poi riprendere la strada che porta ad Almenno S.S e rientrare verso Calco.
A Calco arrivo dopo 7h 15' di bici, con ben 185km e 3650mt di dislivello, decisamente un ottimo allenamento, di cui sentivo la necessità di fare.
Anche se ho perso molto tempo in alcuni incroci (a volte sbagliando pure strada), perdendo la possibilità di fare altra salita, direi che visto il periodo sono più che soddisfatto. Buona la media, e buona la tenuta fino alla fine.
Note Itinerario:
La Tratta Calco, Cisano B fino al bivio verso Almenno è molto trafficata, se possibile è meglio evitarla.
Ad Almenno S.S. ho erroneamente girato verso Almè e preso la provinciale che porta a Zogno, anch'essa con traffico pesante. Molto meglio la strada secondaria che da Almenno va verso Ubiale Clanezzo. L'avevo fatta qualche anno fa con Gabriele ma ieri non me la ricordavo.
Il resto dell'itinerario è fantastico, veramente poco traffico, strade abbastanza pulite e messe bene.
Salite Affrontate:
Miragolo San Salvatore da Zogno
Salmezza da Miragolo S.S. (per arrivare diretto al Selvino)
Selvino da Nembro
Dossena da Ponte Bracca
Sottochiesa-Costa d'Olda da S.Giovanni Bianco
Forcella del Bura da Lavina
Di seguito il link all'itinerario completo e la differenza di chilometraggio è dovuta ad alcuni sbagli strada che ho fatto:
Link Track4Bikers
Parto da Calco verso le valli Bergamasche, passando, Cisano Bergamasco, Almenno S.Salvatore, fino a Zogno dove inizia la prima ascesa: Miragolo San Salvatore. Da qui salgo ancora fino a Salmezza, salita breve e suggestiva tra rocce e neve, per poi scendere in picchiata verso il Selvino e ancora fino a Nembro.
La discesa è molto divertente, strada larga, pulita, veloce e poco trafficata, ideale per disegnare delle belle traettorie con la bici.
A Nembro giro la bici e ritorno verso la cima. Anche qui, come sulla Miragolo esercizi di SFR: oltre alla quantità pure qualità. Arrivo in cima soddisfatto, il tempo è bellissimo, e non fa troppo freddo.
Mi ributto in picchiata verso Algua, fino a Ponte Bracca, dove inizia l'ascesa verso Dossena. Anche questa salita è poco trafficata, le pendenze sono abbordabili, ideale per fare altre ripetute, che mettono in difficoltà le gambe.
A Dossena, il bello deve ancora arrivare. Altra discesa verso San Giovanni Bianco, dove c'è in programma, la Val Taleggio. Tanto bella quanto fredda è la gola, che si attraversa. Questo è il momento più difficile del giro, dove le gambe cominciano a far male, il fisico ad essere stanco e pure la testa ad agitarsi per l'orario: mi rendo conto di avere poco margine prima che faccia buio.
Per fortuna ho un antico ricordo di quando passai da queste parti anni fa, e cerco di star tranquillo, e di tirare.
Scollino a Sottochiesa, e la successiva ascesa vero Forcella del Bura, la affronto con decisione; questa ad esempio non me la ricordavo così lunga, per fortuna è solo un falsopiano.
Quindi mi butto in discesa verso Brembilla dove, un pò per la stanchezza un pò per il poco tempo, evito di salire verso Laxolo come da programma, e continuo verso Sedrina, per poi riprendere la strada che porta ad Almenno S.S e rientrare verso Calco.
A Calco arrivo dopo 7h 15' di bici, con ben 185km e 3650mt di dislivello, decisamente un ottimo allenamento, di cui sentivo la necessità di fare.
Anche se ho perso molto tempo in alcuni incroci (a volte sbagliando pure strada), perdendo la possibilità di fare altra salita, direi che visto il periodo sono più che soddisfatto. Buona la media, e buona la tenuta fino alla fine.
Note Itinerario:
La Tratta Calco, Cisano B fino al bivio verso Almenno è molto trafficata, se possibile è meglio evitarla.
Ad Almenno S.S. ho erroneamente girato verso Almè e preso la provinciale che porta a Zogno, anch'essa con traffico pesante. Molto meglio la strada secondaria che da Almenno va verso Ubiale Clanezzo. L'avevo fatta qualche anno fa con Gabriele ma ieri non me la ricordavo.
Il resto dell'itinerario è fantastico, veramente poco traffico, strade abbastanza pulite e messe bene.
Salite Affrontate:
Miragolo San Salvatore da Zogno
Salmezza da Miragolo S.S. (per arrivare diretto al Selvino)
Selvino da Nembro
Dossena da Ponte Bracca
Sottochiesa-Costa d'Olda da S.Giovanni Bianco
Forcella del Bura da Lavina
Di seguito il link all'itinerario completo e la differenza di chilometraggio è dovuta ad alcuni sbagli strada che ho fatto:
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martedì 25 gennaio 2011
Giro sul Lago: si sale e non fa male...
Tremezzo, 23.01.2011 - Primo giro vero e preprio dell'anno con salite. Tecnicamente non difficili, con pendenze mai eccessive, ottime per fare ancora un pò di fondo, ed evitare inutili fuorisoglia.
Partenza da Tremezzo, la mattina presto, con teperature sotto lo 0, e prima di affrontare la salita di Schignano, ho percorso circa 30km per "riscaldrmi".
Dopo la successiva discesa mi sono infilato in un gruppone che mi ha portato fino a Menaggio, dove ho affrontato la salita verso Croce di Menaggio, per poi proseguire per Naggio, fino ad arrivare fino ai Monti di Gottro (da Menaggio sono circa 11km).
Questa ascesa è risultata anche piacevole, traffico inesistente e il sole mi ha fatto compagnia, tantè che mi sono tolto pure i guanti dal caldo (3°C)
Quindi ho proseguito verso Porlezza, Osteno e altra salita verso San Fedele.
Infine rientro a casa.
Confermate le buone sensazioni delle uscite precedenti. Alla fine mi sentivo bene, e avrei allungato di un'ora tranquillamente, anche affrontando un'altra salita (quella di Schignano), ma per mancanza di tempo sono dovuto rientrare a casa.
In totale ho percorso 121km e 2100mt di dislivello.
Al momento sono vittima di un cataclisma tecnologico, PC e Telefono fuori uso, e al momento non posso postare nè il profilo altimetrico, nè alcune foto fatte...
Visualizzazione ingrandita della mappa
Partenza da Tremezzo, la mattina presto, con teperature sotto lo 0, e prima di affrontare la salita di Schignano, ho percorso circa 30km per "riscaldrmi".
Dopo la successiva discesa mi sono infilato in un gruppone che mi ha portato fino a Menaggio, dove ho affrontato la salita verso Croce di Menaggio, per poi proseguire per Naggio, fino ad arrivare fino ai Monti di Gottro (da Menaggio sono circa 11km).
Questa ascesa è risultata anche piacevole, traffico inesistente e il sole mi ha fatto compagnia, tantè che mi sono tolto pure i guanti dal caldo (3°C)
Quindi ho proseguito verso Porlezza, Osteno e altra salita verso San Fedele.
Infine rientro a casa.
Confermate le buone sensazioni delle uscite precedenti. Alla fine mi sentivo bene, e avrei allungato di un'ora tranquillamente, anche affrontando un'altra salita (quella di Schignano), ma per mancanza di tempo sono dovuto rientrare a casa.
In totale ho percorso 121km e 2100mt di dislivello.
Al momento sono vittima di un cataclisma tecnologico, PC e Telefono fuori uso, e al momento non posso postare nè il profilo altimetrico, nè alcune foto fatte...
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domenica 16 gennaio 2011
Giro del Lago di Garda
Il tempo a Bardolino non invoglia a prendere la bici e partire. Scenario spettrale con nuvole basse e tanta umidità. Io, Gabry e Paolo Partiamo verso sud, agili e veloci. Quasi subito si incontrano due falsipiani inzidiosi. Il lago in questa fase si vede poco. A Peschiera del Garda inizia la parte piu noiosa che ci porta fino a Salo. Al trentesimo km a Paolo si rompe un raggio ed è costretto a ritornare alla macchina. D'ora in poi siamo solo due.
Scendendo verso Salò finalmente si apre di fronte a noi il lago, nella sua veste malinconica, a me molto familiare.
Passato Salò si inizia a risalire verso nord e finalmente il lago ci accompagna insieme al suo inconfondibile profumo. Gli scenari mutano continuamente e si passa dalle pompose ville, ai fantastici uliveti, alla terra brulla e selvaggia. Puttroppo ci sono anche tante gallerie alcune delle quali buie e strette. È bene avere una luce sulla bici e pure le bretelle catarinfrangenti.
Nel frattempo pian piano la foschia si è dissolta lasciando spazio ad un cielo azzurrissimo che fa da contrasto alle bianche cime
innevate che fanno da cornice ad uno splendido lago.
Arriviamo quindi a Riva del Garda e ci dirigiamo nella sua splendida piazza. Non è freddo e decidiamo di berci un caffé per godere di tutto questo.
Ripartiamo e ci dirigiamo verso sud. C'é un pò di vento contrario e la strada spesso è in flsopiano, ovviamente a sfavore. Anche in quesIto versante il paesaggio muta
continuamente e si ritorna nella nebbia e foschia com e per metterci in difficoltà psicologica. L'andatura non ne risente.
Finalmente incontriamo un ragazzo che ci dà qualche cambio fino alla macchina.
Erano mesi che non uscivo in bici dopo Gabry e sono conteto d'aver codiviso questa avventura. Mi dispiace molto per Paolo che conosco da tempo ma non abbiamo pedalato assieme. Speriamo che la prossima volta vada meglio.
Per me era un test importante, volevo capire la situaziome psicologica e fisica. Le risposte sono state ottime: psicologicamente avevo voglia e fisicamente stavo benone. Solo i primi due falsipiani mi sono andati indigesti e non riuscivo a tenere il passo dei due. Poi la gamba ha iniziato a mulinare bene ed ha tenuto alla grande x tutti i 140km. Mi sarebbe piaciuto fare altri 20km.
Abbiamo percorso l'intero itinerario in 4h 30' a 31,5 di media.
Tecnicamente il percorso é semplice, solo 600mt di dislivello (il lago di como è decisamente più impegnativo). La differenza la può solo fare il vento che qui difficilmente manca.
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lunedì 10 gennaio 2011
Prime uscite 2011
A differenza degli scorsi anni, ho pedalato meno durante le feste natalizie.
Le poche uscite, causa meteo e impegni personali, però mi fanno ben sperare, visto che due di queste, sono state di ben 120km in solitaria, lungo tutto il litorale occidentale del Lago di Como.
Per fortuna sul Lago, rispetto alla Brianza, c'è sempre qualche grado in più, e il traffico in questo periodo è molto limitato, e si può pedalare in assoluta tranquillità.
Le sensazioni in generale sono buone, molto meglio a quelle che avevo lo scorso anno nello stesso periodo, anche se c'è da dire però che allora erano state giornate molto ventose.
Di seguito l'itinerario principale, delle due uscite: di salita vera e propria non ce nè, ma neanche di pianura, e poi c'è sempre da considerare la variabile vento che in alto lago, è più o meno sempre presente.
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Le poche uscite, causa meteo e impegni personali, però mi fanno ben sperare, visto che due di queste, sono state di ben 120km in solitaria, lungo tutto il litorale occidentale del Lago di Como.
Per fortuna sul Lago, rispetto alla Brianza, c'è sempre qualche grado in più, e il traffico in questo periodo è molto limitato, e si può pedalare in assoluta tranquillità.
Le sensazioni in generale sono buone, molto meglio a quelle che avevo lo scorso anno nello stesso periodo, anche se c'è da dire però che allora erano state giornate molto ventose.
Di seguito l'itinerario principale, delle due uscite: di salita vera e propria non ce nè, ma neanche di pianura, e poi c'è sempre da considerare la variabile vento che in alto lago, è più o meno sempre presente.
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lunedì 6 dicembre 2010
Costa degli Etruschi
Dopo gli avvenimenti dell’ultimo periodo, avevo bisogno di staccare un po’, almeno per un weekend. Da qui la decisione di prendere la mia bdc e di andare in Toscana, una zona nuova che non avevo mai battuto e di cui avevo sentito ben parlare.
Nonostante il meteo non sia stato dei migliori, è andata benissimo: due le uscite per un totale 160km:
Le zone sono veramente stupende, traffico praticamente insesistente. Nell’entroterra, sono bellissimi i borghetti che di tanto in tanto si incontrano, con relative locande molto invitanti..
Domenica, a Monteverdi, circa a metà giro, mi sono imbattuto in una festa di paese, e non è stato possibile resistere: sosta con polenta e cinghiale, salsiccia alla brace e un buon bicchiere di rosso…
Come albergo ho scelto, sempre su consiglio del mio amico Gabri, Zi Martino, dove mi sono trovato benissimo e si presta alla grande per noi ciclisti…
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