"Il segreto è fare tutto come se vedessi solo il Sole. Elisa"

giovedì 7 agosto 2008

Sulle strade del Falco!

Questo giro l’ho affrontato domenica 27 luglio 2008, insieme ad alcuni ragazzi del bdc-forum.it. Troppi casini legati al trasloco, e riesco a scrivere solo ora, quindi mi limiterò a illustrare l’itinerario, che è abbastanza semplice da seguire ma, parecchio impegnativo.

Itinerario su googlemaps: link


Salite affrontate:
1. Pso Presolana da Rovetta: 12km, 650m dislivello;
2. Croce di Salven da Dezzo di S.: 9km, 350m dislivello;
3. Pso Vivione da Forno Allione: 20km, 1350m dislivello;
4. Pso Presolana da Dezzo di S.: 8km, 550m dislivello;
5. Monte Pora da Bratto: 7.5km, 450m dislivello (era in programma ma causa maltempo è saltato);

Partenza da Ponte Nossa. Si inizia subito a salire leggermente, passando da Clusone, fino a Rovetta, dove inizia ufficialmente il Passo della Presolana. Questo è il lato facile, dalla rotonda di Rovetta sono 13km e la strada sale abbastanza regolare. Una volta in cima si scende fino a Dezzo di Scalve, e ci si può già fare un’idea delle difficoltà di questo versante affrontato per ultimo.

Da Dezzo si gira a destra e poi, al ponte, a sinistra ed inizia subito l’ascesa verso Croce di Salven.
Questa è la salita più facile: alcuni tratti difficili sopra il 10% nei primi 3km e poi traqui. Il bello è che poco trafficata. La successiva discesa verso Breno, è facile e veloce.
Da Breno inizia il tratto più noioso e trafficato del giro: Breno – Forno Allione, 20km scarsi quasi tutti in falsopiano a sfavore, dove si rischia di spendere molto se si trova vento contrario o sole battente, come mi capitò nel 2006.

Da Forno Allione inizia il Bello: il Passo del Vivione. A mio avviso una salita molto bella, regolare, prima parte immersa nel bosco, poi negli ultimi 4-5km offre dei bei panorami. La parte difficile è dal 13° km alla cima, anche se poi l’ultimo spiana. Un altro punto a favore è il poco traffico, essendo una strada secondaria: Infatti nonostante fosse domenica, è passata solo qualche moto. In cima ci si può rifocillare al Rifugio.
La discesa verso Schilpario è molto difficile e tecnica, bisogna stare molto attenti anche perché la strada è molto stretta. Stavolta ho rivalutato questo versante, soprattutto da un punto di vista paesaggistico. Quindi mi sa che tornerò presto a farla da questo versante.
Per arrivare a Dezzo di Scalve, siamo passati da Annone, e da qui abbiamo affrontato l’ultimo tratto di discesa, molto ripido.

A Dezzo ci si ritrova al bivio che porta al Passo della Presolana: sono solo 8km di salita, ma dal km 3,5 è micidiale con punte al 14% che a questo punto fanno veramente male. La nota negativa di questa salita è che è abbastanza trafficata, da entrambi i versanti.

Quindi una volta in cima, per tornare a Ponte Nossa è praticamente tutta discesa, quindi facile facile ideale per sciogliere le gambe, a meno che, non si decida di affrontare anche la salita al Monte Pora, affrontata quest’anno dal Giro d’Italia. In questo caso, a Bratto, dopo 4km di discesa si trovano le indicazioni sulla sinistra, la salita è a fondo ceco quindi si riscende dalla stessa parte.

Alla fine, Monte Pora escluso, sono 150km, per 3400m di dislivello, che noi abbiamo percorso in circa 6h. Per fortuna, non è stata una caldissima, perché il celo circolavano dei bei nuvolosi, che però ci hanno impedito di affrontare il Monte Pora. Ma diciamo che ci è andata bene, alla fine solo una decina di minuti di acqua….

Ringrazio e saluto i ragazzi che mi hanno invitato, per questo bellissimo giro.



Altimetria Percorso:

Altimetrie Salite:




giovedì 24 luglio 2008

Sgambatina mattutina diversa dal solito...

[Cinisello B. 23 Luglio 2008] Ore 5.00 la sveglia suona. Tempo è bello per fortuna.
Dopo una colazione veloce, 5.40 parto per la sgambata mattutina.

Percorso: Cinisello - Villa Reale - Carate Br. - Erba - Canzo - Asso - Valbrona - Onno - Bellagio - Madonna del Ghisallo e ritorno.
link percorso su googl.maps

Fa freschino, manicotti e gilet d'obbligo, ma si pedala bene. Di auto ce ne sono poche, solo al ritorno trovo la strada un po trafficata verso milano. Cerco di tenere un buon ritmo, per non rischiare di far tardi. ed in circa 1h 30 scollino a Valbrona. Scendendo verso Onno, mi trovo davanti a questo spettacolo:



non ho resistito, e mi sono fermato qualche minuto, ad osservare il panorama, ed ho fatto un paio di foto. tanto mi sembrava di essere in orario sulla tabella di marcia. Questo spettacolo, mi ha ampiamente ripagato della levataccia.

Poco dopo, arrivo a Bellagio ed inizio la Scalata al Ghisallo: Tempo Grimpeur 29' 34". Finalmente sotto i 30'. Speravo di fare un pò meglio, ma non volevo spremermi troppo in vista del ritorno.
Che invece devo ammettere avviene più velocemente di quello che pensavo. La gamba gira benissimo, e sono costantemente sopra i 30h, spesso arrivo ai 40 e nel finale toccato pure i 50....
in 4h ore mi sono sciroppato 120km netti. non male per essere solo una sgambatina mattutina, pre lavorativa...

Confermate le sensazione di ottimo stato, delle uscite della settimana precedente, dove ho provato a fare il tempo su alcune salite miglioando i miei best time:
- Passo della Cava 46' 24"
- Lissolo 7' 55"
- Alpe Vicerè 24' 52"

L'unico rammarico è non poter testare questa gamba nel Giro delle Dolomiti, saltato all'ultimo minuto per problemi personali.

lunedì 7 luglio 2008

Passo San Marco da Leggenda

[Tremezzo, 06.luglio.2008] E’ già qualche giorno, che ho questo tarlo in testa, il San Marco. L’ultima volta che l’ho affrontato è stato in occasione del Giro d’Italia del 2007, infatti sono presenti ancora molte scritte dei tifosi. Sinceramente non ho molta voglia di sciropparmi, in solitaria, tutto il tratto tra Tremezzo e Morbegno, circa 90km tra andata e ritorno, quindi opto per un avvicinamento in auto, fino a Sorico. Da qui ai piedi del San Marco, via statale Valeriana, sono 20km netti.
Il meteo non è dei migliori, le previsioni davano forti temporali, per tutto il giorno, ed in effetti il celo è un po’ minaccioso, e qualche tuono si sente qua e là. Al momento tiene.

Il Passo San Marco, da Morbegno è impegnativo essendo molto lungo: 26km. Però le pendenze non sono mai proibitive, anzi, si riesce salire agile, e fare un buon ritmo. L’unica cosa che infastidisce sono i cartelli, del chilometraggio, che iniziando il conteggio proprio all’inizio della salita, ci indicano costantemente a che punto siamo, quindi quanto manca. Per fortuna nei primi 10km, fino a poco prima di Albaredo, le pendenze difficilmente arrivano all’8%, quindi i chilometri scivolano velocemente.

E’ dal 10° al 17° km che abbiamo il tratto duro, dove le pendenze sono costantemente intorno all’8% con alcune punte sopra il 9% (13°-15°km).

Purtroppo dopo Albaredo inizia a piovere in maniera molto decisa, tanto che mi trovo costretto ad indossare la mantellina (in pratica dove inizio il walzer togli-metti mantellina…)

Dal 17° al 20°km c’è un tratto praticamente pianeggiante, che permette di respirare po’ prima di affrontare gli ultimi 6km.
Di Questo tratto i primi 3 relativamente facili, nel senso che, la gamba può cominciare a dare qualche segno di cedimento, e i successivi 3 più difficili, ma anche i più belli da un punto di vista paesaggistico.

Per fortuna negli ultimi 3km smette di piovere, quindi riesco a godermeli: ancora belle sono le scritte che inneggiano al Falco, e mi vengono i brividi, pensando che a fine stagione si ritira. E’ questo il pensiero un po’ malinconico (ed il tempo ci mette del suo) che mi accompagna nelle ultime pedalate.

Arrivo in cima bagnato fradicio, ma soddisfatto, in 1h 48’. Buon tempo senza tirare alla morte. Mi faccio fare una foto di rito, e mi ributto immediatamente in discesa, visto che le nuvole si sono ulteriormente abbassate, e si fanno molto minacciose.

Ed infatti dopo pochi metri inizia a diluviare, e praticamente lo farà per TUTTI i 26km della discesa, rendendola veramente molto difficile. Scendo quindi con i freni tirati, la strada è quasi un fiume in piena. Nel scendere incontro altri stoici ciclisti che salgono, quindi mi consolo che non sono l’unico matto.
Sopra Albogasio uno dei momenti più difficili: prima la visibilità della carreggiata è di circa 10-15m ad esagerare, e mi tocca far riferimento alle righe della strada. Poi non so come, pensavo di avere le visioni, si faceva era tutto grigio chiaro, e a stento si capiva dove finiva la strada ed iniziavano le nuvole.
Infine negli ultimi chilometri, dove si entra nella boscaglia, e la strada era quindi molto sporca, foglie e detriti vari, quindi pericolosa, se poi ci mettiamo che la sensibilità delle mani è diminuita molto per il freddo.
Alla fine, non so come, arrivo in fondo, stremato, e mi fermo qualche minuto nel breve tunnel ai piedi della salita, per rigenerarmi e soprattutto per riprendere sensibilità nelle mani.
In conclusione mi viene da dire che la discesa è stata molto più impegnativa e non passava veramente più: il km 0 sembrava un miraggio…

Per fortuna durante gli ultimi 20km di ritorno, verso l’auto, smette di piovere, e ho pure un leggero venticello a favore. Ciò mi permette di mantenere una velocità di crociera intorno ai 40orari, e chiudere in bellezza una intensa mattina di ciclismo, quasi da Leggenda (per questo ci voleva la neve…)


Dati tecnici:

Passo San Marco: 1992mslm

Lunghezza: 26,2 (da pizza san'antonio)

Dislivello: 1752m

Pendenza Media: 6,5%


Altimetria:




Giro del Centro Lago: Colma di Sormano e Ghisallo

[Tremezzo, 05.luglio.2008] Dopo una breve ma sempre affascinante attraversata del Lago in traghetto, il giro odierno parte ufficialmente da Bellagio, alle ore 8.00, in direzione Nesso. Pedalare sulle sponde del lago alla mattina presto è sempre molto intrigante. Ovviamente andatura molto tranquilla.
Al bivio di Nesso, dopo 13km, inizia la prima ascesa della giornata: Colma di Sormano [Km. 13,1 - Dislivello: m.855 - Pendenza Media: 6,53%]. La prendo abbastanza deciso, anche se mi aspettano altre salite, perché vorrei migliorarmi, e scendere sotto il muro dei 50’. Essendo ancora mattina presto, si sta bene, e ciò aiuta a tenere alto il ritmo. Anche le pendenze, non eccessive, tranne in alcuni brevi punti, permettono di mantenere una pedalata agile e veloce. L’unico momento di difficoltà lo si incontra all’altezza di Zelbio, dove le pendenze superano il 9%.
Dopo il Pian del Tivano, dove la strada spiana x un chilometro circa, si devono fare ancora i conti con un chilometro e mezzo ancora difficili, con pendenze intorno al 9%. Negli ultimi 500m mi rendo conto che il mio obbiettivo è fattibile, ma devo alzarmi sui pedali, e fare un bell’allungo: alla fine chiudo in 49’50” [Obiettivo raggiunto!]
Scendo quindi con tranquillità, verso Canzo, dove ho appuntamento con altri ciclisti: Gabriele, Gabriele ed Andrea, l’ospite piacentino che vuole affrontare il Ghisallo. Scendiamo insieme verso Onno ed affrontiamo con relativa calma il tratto di saliscendi fino a Regatola di Bellagio dove iniza il Ghisallo [Km. 8,8 dal bv - Dislivello: m.485 - Pendenza Media: 5,51%].
Si sa che la parte difficile di questa salita sono i primi 4km (dal bivio), quindi, non sentendo la gamba al meglio, preferisco prenderla con il mio passo, ed evitare di seguire i due Gabriele, con i quali mi ricongiungo poi sul tratto pianeggiante e verifichiamo che Andrea non sbagli strada al bivio che porta verso il S.Primo. Quindi, dopo la leggera discesa verso Civenna, iniziano gli ultimo 8 tornanti che portano alla Madonna del Ghisallo: 1,5km con pendenze sopra il 9%.
In cima al Ghisallo una breve sosta, così Andrea a modo di farsi un giretto nella chiesetta, con le reliquie del cicilismo. Merita proprio di essere visitata, ed ogni tanto mi piace anche a me farci un giro… Magari a settembre, con un po’ di calma, farò un giro anche al museo, che hanno aperto da poco… Scendiamo assieme fino a Maglio.
Poi qui le nostre strade si dividono: loro proseguiranno verso Milano, Io, mi cimento nella terza ascesa della giornata: ancora Colma di Sormano, ma dal versante più facile, evitando il Muro di Sormano (che ho fatto la settimana scorsa, ed non ho assolutamente voglia di rifare!). Ora fa caldo, è quasi mezzogiorno, ed il sole picchia per benino. Salgo regolare, tanto non è una slita difficile: 9,5km con pendenze intorno al 6-8% costanti [Pendenza Media: 6,65%, - Dislivello: 496] .
Arrivato in cima, mi ributto subito in discesa, verso Nesso, da dove mi dirigo verso Bellagio, per riprendere il traghetto.
Gran bella giornata, bella compagnia e bel giro: 108km per 2400m di dislivello, faccio i complimenti ai Gabriele che filano che è un piacere in salita, ed ad Andrea, che ho rivisto con piacere, e ho notato dei grossi miglioramenti rispetto l’anno scorso. Prossimo appuntamento Giro Dolomiti!
Approfittando che mia figlia e sorella mi aspettavano al parco di Tramezzo, mi sono concesso anche il lusso di un bel bagno rinfrescante nel lago. Così è stato facile affrontare l’ultimo chilometro di salita verso casa bello fresco…
Le Salite:



lunedì 23 giugno 2008

La mia 2a Marco Pantani

Aprica, 22 giugno 2008- …e finalmente il fatidico giorno è arrivato. Dopo una settimana di lenta agonia, veramente non passavano più i giorni, sabato pomeriggio parto da casa (Tramezzo) e mi reco ad Aprica (con un mio amico).

Già la sera si intuisce che farà un caldo bestia. Infatti la mattina della gara, alle 6.00, si potrebbe stare tranquillamente in griglia senza manicotti, ma io per precauzione li indosso in vista della prima discesa. Questa, dopo lo start all’orario stabilito (7.00), la affronto con calma. C’è molto traffico e molti pazzoidi che cercano di sorpassarti da tutte le parti. Non vedo quindi l’ora di arrivare a Edolo. Quando la strata inzia a salire, inizialmente la prendo con calma, poi dopo qualche km, mi superano un paio di ciclisti con un buon ritmo, e decido di mettermi in coda. Questa mossa mi permette di guadagnare parecchie parecchie posizioni, e di arrivare velocemente a Ponte di Legno. Da qui, dopo essermi alimentato un poco inizio il Gavia. E’ ancora mattino presto, si sta bene, e c’è un tempo stupendo. Cerco di salire regolare, senza forzare, perché devo salvare la gamba in vista delle 2 salite successive. Non c’è molto traffico, e quindi mi posso godere i panorami mozzafiato che offre questa salita. Addirittura quando arrivo alla galleria, decido di salire col 34x27.
Finalmente alle 9.30 scollino arrivo in cima al passo e dopo una brevissima sosta x prendere qualche panino mi butto subito in discesa. Bellissimo è il laghetto ancora ghiacciato. La prima parte della discesa, è molto tecnica e, dopo essere riuscito a superare tre corridori tappo, ho la strada libera e mi diverto a disegnare traettorie. Nella seconda parte, dopo, S.Caterina, grazie all’asfalto perfetto (appena rifatto per il Giro), riesco a rientrare su un gruppetto di corridori, viaggiano sopra gli 80km/h (FIGATA!).
Con questi arrivo prima a Bormio, e poi a Mazzo. In questo frangente, faccio il furbetto e non tiro un metro. Sinceramente già sullo strappetto di S.Antonio Morignone, sento la gamba un po’ pesante.

Poco prima delle 11.00 arriviamo a Mazzo (30km/h di media), e dopo un’altra breve sosta per riempire le borracce, comincio il Mortirolo. Sono gasato per l’ottima media, e la mia tattica prevede di iniziare con calma, e aumentare il ritmo quando la gamba si “scaldava”. Peccato che si dalle prime rampe, la gamba non ne vuole sapere. Quindi quando arrivo al terzo chilometro iniziano i problemi veri: fa un caldo terribile, si fatica a respirare, la velocità è ridotta, mi superano in parecchi, ed il morale scende. Ma nonostante ciò, tengo duro, mi ripeto che va tutto bene e che mi sto riprendendo, e adagio adagio arrivo in cima, cercando di difendermi e di non naufragare completamente. La voglia di saltar giù dalla bici, e mandar tutti al diavolo era tanta…. Insomma volevo scalare il mortirolo a tutta, invece, a momenti ci resto sotto…. Alla fine chiudo la scalata in 1h20’ (ufficiali) e tutto sommato poteva andare molto peggio.

Vabbè una volta in cima, dopo un gesto di stizza passando sul passo, un’altra brevissima sosta al ristoro, riparto subito. I successivi km di saliscendi, vanno bene solo quando la strada non sale. Sul secondo strappo ho addirittura i crampi, e medito di fare il medio, perchè mi rendo conto che il S.Cristina in queste condizioni diventa un vero e proprio calvario.

Però una volta finita la discesa ad Aprica, mi rendo conto che sto facendo un tempone, per quanto mi riguarda: infatti sono passate “solo” 6h da quando sono partito. Detto ciò, nonostante faccia fatica a fare il chilometro di falsopiano che porta all’arrivo, non esito un’attimo, e mi butto secco a destra per il lungo. Che coraggio!

Attacco il S. Cristina, augurandomi che la crisi è alle spalle e salirò bene. Illusione. L’ascesa durerà ben 45minuti, un’eternità per uno come me. Non per menarmela, ma in condizioni normali, potrei farla in 30-35 minuti, e senza troppi patemi. Vabbè, i chilometri passano lentamente, e perdo ancora qualche posizione. Poco male a sto punto.
Quando arrivo ai -2 e poi ai -1, dal GPM, nonostante le pendenze e la calura, mi danno un pò di morale, e guadagno pure qualche posizione.

Alla fine, dopo lo scollinamento mi butto in discesa ed arrivo al Traguardo in 7h 14’, ufficiali!
In pratica ho ridotto di 1h il tempo dell’anno passato. Quindi sono molto contento!
198° assoluto – 18° di categoria....

Un’ultima cosa: all’arrivo c’era il mio amico Ale, ad aspettarmi (grazie...) che avendo fatto il medio era già docciato e fresco, e mi fa: “allora? Super Challenger l’anno prossimo?” vi lascio solo immaginare la risposta che gli ho dato in quel momento... eheh

Così nel 2007:
e nel 2008...

giovedì 19 giugno 2008

GRAN FONDO MARCO PANTANI [2007]

Tra pochi giorni, c’è la Gran Fondo Pantani, una corsa molto dura, dedicata, al più forte scalatore di tutti i tempi. Questa corsa mi ha stuzzicato subito, sin dalla prima edizione del 2006, ma purtroppo solo l’anno successivo vi ho preso parte. Quindi per me sarà la seconda volta che vi prendo parte, e in questi giorni mi riaffiorano i ricordi della passata edizione.
L’anno scorso, era l’obbiettivo di stagione, era la corsa a cui tenevo e dove tutto avrebbe dovuto filare liscio come l’olio.
In effetti è stato più o meno così. Il tempo era stupendo, sin dal mattino presto il celo era azzurrissimo, di buon auspicio, e la temperatura in griglia era buona, non faceva freddo. Ovviamente ero molto nervoso, non vedevo l’ora di arrivare ai piedi del Gavia, e soprattutto del Mortirolo.
Il tratto da Aprica a Ponte di Legno, ho morso i freni, e l’ho affrontato con calma; anche la prima parte del Gavia non ho forzato.
Pensavo di aumentare un po’ il ritmo dopo Apollonia, ma alla strettoia una brutta sorpresa: c’è un furgone dell’organizzazione fermo in mezzo alla strada, e una marea di ciclisti bloccati. Piede a terra per 20 minuti. Sembra una banalità ma ha rischiato di compromettere la gara. Ripartire da freddo su queste rampe non è stato per nulla semplice, in più la fame cominciava a farsi sentire. La colazione in albergo è stata scarsa, e già nei primi chilometri del Gavia avevo finito le barrette. Quindi a 7km dalla vetta ho dovuto ricorrere al Carbon Gel, per riprendermi da una crisi di fame che avanzava pericolosamente. Nonostante queste vicissitudini, l’ascesa al Passo Gavia è affascinante, e quando la strada si stringe, viene veramente voglia di spignere sui pedali.
Bellissima è il primo tratto della discesa del Gavia, fino a S.Caterina: molto tecnico. Poi la strada si allarga, e si possono raggiungere velocità notevoli.

Il tratto tra Bormio e Mazzo, nonostante sia quasi sempre a favore, non è da sottovalutare: è facile trovare forte vento contrario, e poi ci sono alcuni strappetti, uno su tutti quello di S.Antonio Morignone, che può far male. E’ consigliabile quindi cercare di stare a ruota, e di mangiare il più possibile, anche perché il ristoro è ai piedi del Mortirolo. Ricordo che a Bormio ero in un gruppetto di al max 10 unità e a Mazzo il gruppo era almeno 10 volte tanto!

Facendo il ponte che sovrastava la statale, per entrare a Mazzo, avevo i brividi, e non vedevo l’ora di iniziare, mentre alcuni compagni di viaggio, si lamentavano. Qui il contachilometri segna 113km percorsi, ne mancano quindi ancora 60, i più difficili!

L’ascesa al Pso Mortirolo, viene affrontata nel momento più caldo della giornata, e la folta vegetazione non sempre toglie la calura asfissiante. Non dimenticherò mai i bimbi ai bordi della strada con le canne dell’acqua o bicchieri pieni di acqua freschi.
Anche l’organizzazione ha messo un paio di ristori di soli liquidi. Detto questo, l’ascesa è veramente dura, ma nonostante ciò, l’affrontai a tutta quello che potevo andare. Per alleviare la fatica, contai i ciclisti che superavo, 300 dalla chiesetta, all’ultimo km.
Questo per dire, che trovai molto traffico, e non potei salire regolare. Mi auguro quest’anno, visto che parto un po’ più avanti in griglia, di avere il problema contrario: cioè quello di non farmi sorpassare da troppi atleti.

Una volta in cima, le fatiche non sono finite, anzi: da come si può vedere dall’altimetria in allegato, ci sono ancora 3 strappetti molto duri, prima di arrivare a Trivigno, dove la strada scende definitivamente verso Aprica. Dalla fine della discesa al passo Aprica ci sono ancora 1,5km di leggera ascesa, che con 150km nelle gambe può infastidire.

Per chi fa il lungo, le fatiche non sono ancora finite: dopo 7km di discesa facili, dove è consigliabile alimentarsi ancora un po’, in vista del S. Cristina. Questa salita non è dura come il Mortirolo ma presenta controtendenze toste anche del 15%. Sono “solo” 7 chilometri, ma potrebbero risultare fatali se si è già in riserva. Per quanto mi riguarda, la prendei a tutta, errore, infatti, nella parte centrale ho pagato lo sforzo iniziale. Per fortuna gli ultimi 2km mi sono ripreso e sono salto con un ottimo passo.

Quindi, una volta in cima, si ridiscende verso Aprica, dove dopo 175km si chiude la Gara. L’ho chiusa in 8h05’ ufficiali, ma senza il blocco sarei stato sotto le 8h, quindi sono molto soddisfatto. Una bellissima esperienza, che non vedo l’ora di rifare!

I rapporti consigliati: 34x27.
Organizzazione GF: GSALPI.IT

Dati percorso Lungo: 175km e 4300m di dislvello circa.
Tre le salite affrontate:
Pso Gavia[16,4], Pso Mortirolo[12,5], e Valico di S. Crtistina[7,0]


Il Pirata in azione:

martedì 17 giugno 2008

PLAN DE CORONES 2273mslm


In occasione della 16° tappa del Giro d’Italia, sono andato a provare il Plan De Corones.

Purtroppo, non mi è stato possibile affrontarla tutta d’un fiato, perché mi sono dovuto fermare, due-tre volte, diciamo per questione di organizzazione Giro d’Italia. Inoltre non ho potuto verificarla fino in fondo, essendo gli ultimi 300m interdetti agli spettatori.

Però mi sono fatto un’idea, in vista del Giro delle Dolomiti, nel quale verrà riproposta la cronoscalata, e dove mi auguro di poterci essere.

Altimetria [gazzetta.it]

Da come si può intuire, i primi 2,5km sono facili, facili. La salita vera, praticamente inizia al primo tornate verso sinistra, dopo il Bivio; da qui le pendenze per 1,5km sono ancora abbordabili. È dal 4° al 7° km che la salita si fa veramente dura. Già qui il 34x25 potrebbe non bastare. Dipende dalla gamba ovvio. Fortunatamente, prima di affrontare il tratto sterrato ci sono circa 500m che ci permettono di respirare.

Il tratto sterrato inizia, al km7,5, all’altezza del Passo Furcia: bisogna girare a sinistra (non proseguire diritti), e dopo 30-40m finisce l’asfalto. Subito al primo tornante sterrato inizia uno dei tratti più duri della salita: circa 100-200m al 20% , ed è proprio qui che mi sono messo per vedere il passaggio dei pro con mio fratello.

Successivamente la strada entra nel bosco e sale in maniera discontinua, alternando tratti difficili, a tratti più semplici. Questo fino a 3km dalla vetta, quando la strada esce dal bosco, ed è praticamente pianeggiante (circa 1km). In questo tratto consiglio di respirare, e di sciogliere le gambe, in vista degli ultimi 1600m, che sono terribili.

Una curva secca a sinistra, e la strada che si arrampica su per la montagna: le pendenze superano il 20%.Per fortuna, dico io, anche questo tratto non è continuo, ma l’ho suddiviso in 3 trance, duri, e due brevi tratti che permenttono di respirare un poco. E’ chiaro che se arriva sotto questo tratto già al limite, è difficile non mettere piede a terra: il problema è poi la ripartenza, visto che non c’è nulla a cui appoggiarsi.

In conclusione, pensavo che questa salita fosse più difficile: chiaro, non è facile, ci sono punti in cui le pendenze sono veramente aspre, però anche vari punti in cui si può respirare. Questo soprattutto nel tratto sterrato, dove ho notato che i punti difficili sono in prossimità dei tornanti, ma poi ti fa respirare. Tra l’altro, lo sterrato era in perfette condizioni, sembrava quasi asfaltato, tranne che nel chilometro pianeggiante dopo il bosco, che era messo maluccio…

Io ho usato il 34x25, e penso si può scalare con questo rapporto: l’unico problema è nei tratti sterrati in forte contropendenza, dove, con questo rapporto, bisogna alzarsi sui pedali, e la ruota posteriore potrebbe “sbrisigare”. Infatti Contador il furbacchione ha usato un rapporto agilisismo, per non incorrere in questo problema, a differenza di Ri

ccò. Nel complesso tranquillamente percorribile con la bdc; l’unica avvertenza, è nel caso di strada bagnata, in quanto la bici si sporca molto, e bisognarà lavarla per benino…

dettaglio salita [gazzetta.it]

il primo tratto sterrato duro dove ho visto il passaggio dei pro.

Passo Furcia: Tornante dove iniza lo sterrato.