"Il segreto è fare tutto come se vedessi solo il Sole. Elisa"

lunedì 23 giugno 2008

La mia 2a Marco Pantani

Aprica, 22 giugno 2008- …e finalmente il fatidico giorno è arrivato. Dopo una settimana di lenta agonia, veramente non passavano più i giorni, sabato pomeriggio parto da casa (Tramezzo) e mi reco ad Aprica (con un mio amico).

Già la sera si intuisce che farà un caldo bestia. Infatti la mattina della gara, alle 6.00, si potrebbe stare tranquillamente in griglia senza manicotti, ma io per precauzione li indosso in vista della prima discesa. Questa, dopo lo start all’orario stabilito (7.00), la affronto con calma. C’è molto traffico e molti pazzoidi che cercano di sorpassarti da tutte le parti. Non vedo quindi l’ora di arrivare a Edolo. Quando la strata inzia a salire, inizialmente la prendo con calma, poi dopo qualche km, mi superano un paio di ciclisti con un buon ritmo, e decido di mettermi in coda. Questa mossa mi permette di guadagnare parecchie parecchie posizioni, e di arrivare velocemente a Ponte di Legno. Da qui, dopo essermi alimentato un poco inizio il Gavia. E’ ancora mattino presto, si sta bene, e c’è un tempo stupendo. Cerco di salire regolare, senza forzare, perché devo salvare la gamba in vista delle 2 salite successive. Non c’è molto traffico, e quindi mi posso godere i panorami mozzafiato che offre questa salita. Addirittura quando arrivo alla galleria, decido di salire col 34x27.
Finalmente alle 9.30 scollino arrivo in cima al passo e dopo una brevissima sosta x prendere qualche panino mi butto subito in discesa. Bellissimo è il laghetto ancora ghiacciato. La prima parte della discesa, è molto tecnica e, dopo essere riuscito a superare tre corridori tappo, ho la strada libera e mi diverto a disegnare traettorie. Nella seconda parte, dopo, S.Caterina, grazie all’asfalto perfetto (appena rifatto per il Giro), riesco a rientrare su un gruppetto di corridori, viaggiano sopra gli 80km/h (FIGATA!).
Con questi arrivo prima a Bormio, e poi a Mazzo. In questo frangente, faccio il furbetto e non tiro un metro. Sinceramente già sullo strappetto di S.Antonio Morignone, sento la gamba un po’ pesante.

Poco prima delle 11.00 arriviamo a Mazzo (30km/h di media), e dopo un’altra breve sosta per riempire le borracce, comincio il Mortirolo. Sono gasato per l’ottima media, e la mia tattica prevede di iniziare con calma, e aumentare il ritmo quando la gamba si “scaldava”. Peccato che si dalle prime rampe, la gamba non ne vuole sapere. Quindi quando arrivo al terzo chilometro iniziano i problemi veri: fa un caldo terribile, si fatica a respirare, la velocità è ridotta, mi superano in parecchi, ed il morale scende. Ma nonostante ciò, tengo duro, mi ripeto che va tutto bene e che mi sto riprendendo, e adagio adagio arrivo in cima, cercando di difendermi e di non naufragare completamente. La voglia di saltar giù dalla bici, e mandar tutti al diavolo era tanta…. Insomma volevo scalare il mortirolo a tutta, invece, a momenti ci resto sotto…. Alla fine chiudo la scalata in 1h20’ (ufficiali) e tutto sommato poteva andare molto peggio.

Vabbè una volta in cima, dopo un gesto di stizza passando sul passo, un’altra brevissima sosta al ristoro, riparto subito. I successivi km di saliscendi, vanno bene solo quando la strada non sale. Sul secondo strappo ho addirittura i crampi, e medito di fare il medio, perchè mi rendo conto che il S.Cristina in queste condizioni diventa un vero e proprio calvario.

Però una volta finita la discesa ad Aprica, mi rendo conto che sto facendo un tempone, per quanto mi riguarda: infatti sono passate “solo” 6h da quando sono partito. Detto ciò, nonostante faccia fatica a fare il chilometro di falsopiano che porta all’arrivo, non esito un’attimo, e mi butto secco a destra per il lungo. Che coraggio!

Attacco il S. Cristina, augurandomi che la crisi è alle spalle e salirò bene. Illusione. L’ascesa durerà ben 45minuti, un’eternità per uno come me. Non per menarmela, ma in condizioni normali, potrei farla in 30-35 minuti, e senza troppi patemi. Vabbè, i chilometri passano lentamente, e perdo ancora qualche posizione. Poco male a sto punto.
Quando arrivo ai -2 e poi ai -1, dal GPM, nonostante le pendenze e la calura, mi danno un pò di morale, e guadagno pure qualche posizione.

Alla fine, dopo lo scollinamento mi butto in discesa ed arrivo al Traguardo in 7h 14’, ufficiali!
In pratica ho ridotto di 1h il tempo dell’anno passato. Quindi sono molto contento!
198° assoluto – 18° di categoria....

Un’ultima cosa: all’arrivo c’era il mio amico Ale, ad aspettarmi (grazie...) che avendo fatto il medio era già docciato e fresco, e mi fa: “allora? Super Challenger l’anno prossimo?” vi lascio solo immaginare la risposta che gli ho dato in quel momento... eheh

Così nel 2007:
e nel 2008...

giovedì 19 giugno 2008

GRAN FONDO MARCO PANTANI [2007]

Tra pochi giorni, c’è la Gran Fondo Pantani, una corsa molto dura, dedicata, al più forte scalatore di tutti i tempi. Questa corsa mi ha stuzzicato subito, sin dalla prima edizione del 2006, ma purtroppo solo l’anno successivo vi ho preso parte. Quindi per me sarà la seconda volta che vi prendo parte, e in questi giorni mi riaffiorano i ricordi della passata edizione.
L’anno scorso, era l’obbiettivo di stagione, era la corsa a cui tenevo e dove tutto avrebbe dovuto filare liscio come l’olio.
In effetti è stato più o meno così. Il tempo era stupendo, sin dal mattino presto il celo era azzurrissimo, di buon auspicio, e la temperatura in griglia era buona, non faceva freddo. Ovviamente ero molto nervoso, non vedevo l’ora di arrivare ai piedi del Gavia, e soprattutto del Mortirolo.
Il tratto da Aprica a Ponte di Legno, ho morso i freni, e l’ho affrontato con calma; anche la prima parte del Gavia non ho forzato.
Pensavo di aumentare un po’ il ritmo dopo Apollonia, ma alla strettoia una brutta sorpresa: c’è un furgone dell’organizzazione fermo in mezzo alla strada, e una marea di ciclisti bloccati. Piede a terra per 20 minuti. Sembra una banalità ma ha rischiato di compromettere la gara. Ripartire da freddo su queste rampe non è stato per nulla semplice, in più la fame cominciava a farsi sentire. La colazione in albergo è stata scarsa, e già nei primi chilometri del Gavia avevo finito le barrette. Quindi a 7km dalla vetta ho dovuto ricorrere al Carbon Gel, per riprendermi da una crisi di fame che avanzava pericolosamente. Nonostante queste vicissitudini, l’ascesa al Passo Gavia è affascinante, e quando la strada si stringe, viene veramente voglia di spignere sui pedali.
Bellissima è il primo tratto della discesa del Gavia, fino a S.Caterina: molto tecnico. Poi la strada si allarga, e si possono raggiungere velocità notevoli.

Il tratto tra Bormio e Mazzo, nonostante sia quasi sempre a favore, non è da sottovalutare: è facile trovare forte vento contrario, e poi ci sono alcuni strappetti, uno su tutti quello di S.Antonio Morignone, che può far male. E’ consigliabile quindi cercare di stare a ruota, e di mangiare il più possibile, anche perché il ristoro è ai piedi del Mortirolo. Ricordo che a Bormio ero in un gruppetto di al max 10 unità e a Mazzo il gruppo era almeno 10 volte tanto!

Facendo il ponte che sovrastava la statale, per entrare a Mazzo, avevo i brividi, e non vedevo l’ora di iniziare, mentre alcuni compagni di viaggio, si lamentavano. Qui il contachilometri segna 113km percorsi, ne mancano quindi ancora 60, i più difficili!

L’ascesa al Pso Mortirolo, viene affrontata nel momento più caldo della giornata, e la folta vegetazione non sempre toglie la calura asfissiante. Non dimenticherò mai i bimbi ai bordi della strada con le canne dell’acqua o bicchieri pieni di acqua freschi.
Anche l’organizzazione ha messo un paio di ristori di soli liquidi. Detto questo, l’ascesa è veramente dura, ma nonostante ciò, l’affrontai a tutta quello che potevo andare. Per alleviare la fatica, contai i ciclisti che superavo, 300 dalla chiesetta, all’ultimo km.
Questo per dire, che trovai molto traffico, e non potei salire regolare. Mi auguro quest’anno, visto che parto un po’ più avanti in griglia, di avere il problema contrario: cioè quello di non farmi sorpassare da troppi atleti.

Una volta in cima, le fatiche non sono finite, anzi: da come si può vedere dall’altimetria in allegato, ci sono ancora 3 strappetti molto duri, prima di arrivare a Trivigno, dove la strada scende definitivamente verso Aprica. Dalla fine della discesa al passo Aprica ci sono ancora 1,5km di leggera ascesa, che con 150km nelle gambe può infastidire.

Per chi fa il lungo, le fatiche non sono ancora finite: dopo 7km di discesa facili, dove è consigliabile alimentarsi ancora un po’, in vista del S. Cristina. Questa salita non è dura come il Mortirolo ma presenta controtendenze toste anche del 15%. Sono “solo” 7 chilometri, ma potrebbero risultare fatali se si è già in riserva. Per quanto mi riguarda, la prendei a tutta, errore, infatti, nella parte centrale ho pagato lo sforzo iniziale. Per fortuna gli ultimi 2km mi sono ripreso e sono salto con un ottimo passo.

Quindi, una volta in cima, si ridiscende verso Aprica, dove dopo 175km si chiude la Gara. L’ho chiusa in 8h05’ ufficiali, ma senza il blocco sarei stato sotto le 8h, quindi sono molto soddisfatto. Una bellissima esperienza, che non vedo l’ora di rifare!

I rapporti consigliati: 34x27.
Organizzazione GF: GSALPI.IT

Dati percorso Lungo: 175km e 4300m di dislvello circa.
Tre le salite affrontate:
Pso Gavia[16,4], Pso Mortirolo[12,5], e Valico di S. Crtistina[7,0]


Il Pirata in azione:

martedì 17 giugno 2008

PLAN DE CORONES 2273mslm


In occasione della 16° tappa del Giro d’Italia, sono andato a provare il Plan De Corones.

Purtroppo, non mi è stato possibile affrontarla tutta d’un fiato, perché mi sono dovuto fermare, due-tre volte, diciamo per questione di organizzazione Giro d’Italia. Inoltre non ho potuto verificarla fino in fondo, essendo gli ultimi 300m interdetti agli spettatori.

Però mi sono fatto un’idea, in vista del Giro delle Dolomiti, nel quale verrà riproposta la cronoscalata, e dove mi auguro di poterci essere.

Altimetria [gazzetta.it]

Da come si può intuire, i primi 2,5km sono facili, facili. La salita vera, praticamente inizia al primo tornate verso sinistra, dopo il Bivio; da qui le pendenze per 1,5km sono ancora abbordabili. È dal 4° al 7° km che la salita si fa veramente dura. Già qui il 34x25 potrebbe non bastare. Dipende dalla gamba ovvio. Fortunatamente, prima di affrontare il tratto sterrato ci sono circa 500m che ci permettono di respirare.

Il tratto sterrato inizia, al km7,5, all’altezza del Passo Furcia: bisogna girare a sinistra (non proseguire diritti), e dopo 30-40m finisce l’asfalto. Subito al primo tornante sterrato inizia uno dei tratti più duri della salita: circa 100-200m al 20% , ed è proprio qui che mi sono messo per vedere il passaggio dei pro con mio fratello.

Successivamente la strada entra nel bosco e sale in maniera discontinua, alternando tratti difficili, a tratti più semplici. Questo fino a 3km dalla vetta, quando la strada esce dal bosco, ed è praticamente pianeggiante (circa 1km). In questo tratto consiglio di respirare, e di sciogliere le gambe, in vista degli ultimi 1600m, che sono terribili.

Una curva secca a sinistra, e la strada che si arrampica su per la montagna: le pendenze superano il 20%.Per fortuna, dico io, anche questo tratto non è continuo, ma l’ho suddiviso in 3 trance, duri, e due brevi tratti che permenttono di respirare un poco. E’ chiaro che se arriva sotto questo tratto già al limite, è difficile non mettere piede a terra: il problema è poi la ripartenza, visto che non c’è nulla a cui appoggiarsi.

In conclusione, pensavo che questa salita fosse più difficile: chiaro, non è facile, ci sono punti in cui le pendenze sono veramente aspre, però anche vari punti in cui si può respirare. Questo soprattutto nel tratto sterrato, dove ho notato che i punti difficili sono in prossimità dei tornanti, ma poi ti fa respirare. Tra l’altro, lo sterrato era in perfette condizioni, sembrava quasi asfaltato, tranne che nel chilometro pianeggiante dopo il bosco, che era messo maluccio…

Io ho usato il 34x25, e penso si può scalare con questo rapporto: l’unico problema è nei tratti sterrati in forte contropendenza, dove, con questo rapporto, bisogna alzarsi sui pedali, e la ruota posteriore potrebbe “sbrisigare”. Infatti Contador il furbacchione ha usato un rapporto agilisismo, per non incorrere in questo problema, a differenza di Ri

ccò. Nel complesso tranquillamente percorribile con la bdc; l’unica avvertenza, è nel caso di strada bagnata, in quanto la bici si sporca molto, e bisognarà lavarla per benino…

dettaglio salita [gazzetta.it]

il primo tratto sterrato duro dove ho visto il passaggio dei pro.

Passo Furcia: Tornante dove iniza lo sterrato.

venerdì 6 giugno 2008

Le Mont Ventoux

E chi non lo conosce? Questa salita leggendaria ha fatto la storia del Tour de France, e non può mancare nel curriculum di un appassionato del Ciclismo, amante delle salte. La si può affrontare da più versanti, ma quello miticho e duro inizia a Bedoin.

Quindi prima o poi realizzero il sogno, di scalarlo, e già che ci sono, tenterò di entrare Club Cingles Ventoux! Per questo brevetto bisogna salire alla Cima 3 volte nella stessa giornata, dai tre diversi versanti.

Sul sito, Club Cingles Ventoux, si possono trovare tutti i dettagli delle salite, percorsi , e del regolamento per conseguire il brevetto.

Oggi mi è venuta voglia di qesta avventura...

martedì 27 maggio 2008

24-25-26 Maggio: DOLOMITI

Voglio subito ringraziare mia Moglie e Figlia, che mi ha permesso di assentarmi da casa per 4 giorni, e di poter fare quest’altra bellissima esperienza ciclistica, sulle dolomiti.

Ringrazio anche mio Fratello con il quale ho condiviso parte di questa esperienza, che mi convisse ad andare a vedere la cronoscalata, da poi cui si è evoluto il seguente ricco programma:

1 giorno: GF DOLOMITI STARS

2 giorno: Partenza Giro da Arabba ed arrivo sul Fedaia

3 giorno: Cronoscalata al Plan de Corones

Quindi sono molte le ore di bici in 3 giorni, e altrettanti i passi scalati: Pordoi, San Pellegrino, Falzarego, Giau, Fedaia (Marmolada) e Plan de Corones.

Sabato 24: La Gran Fondo Dolomiti Stars

Non è altro che la 15° Tappa del Giro 2008: la tappa più dura, 153km, quasi 5000m di dislivello, con ben 6 GPM ed arrivo in Cima alla Marmolada.

Una GF d’Elite, alla quale pochi hanno il coraggio di prendere parte, ed ancor meno di affrontare e terminare nella sua totalità. Alla fine saranno solo 320 gli atleti che si tolgono la soddisfazione di portarla a termine ad ogni costo.

La giornata inizia con una bella notizia: c’è il sole! Arabba, alla partenza, è addobbata a mo’ di giro d’Italia. Mi tremano le gambe dall’emozione. Si sale subito verso il Pordoi che innevato, ed illuminato dal primo sole mattutino, ha un fascino particolare e regala sensazioni indescrivibili. Quindi, dopo una discesa di una decina di km, si continua a scendere leggermente fino a Moena, da dove, dopo una svolta a sinistra inizia il 2° Passo: il San Pellegrino. La prima parte della salita, è immersa nel profumo di legna appena tagliata. Anche questa, come il Pordoi, non è una salita difficile, però è discontinua, e fatico a trovare il giusto ritmo. Ed alla fine perdo contatto da un gruppo di Ragazzi, che salivano di buon passo. Il rifornimento in cima è ottimo, prendo un paio di panini e qualche banana e mi butto in discesa. Questa è una vera e propria discesa, 18km infiniti, l’aria è ancora fredda, e quando si arrivo a Cencenighe, dove si attacca il San Tommaso, lamento un po’ di indurimenti muscolari sulle prime rampe. Ma per fortuna dopo pochi minuti, tutto passa, e questi 4km di salita finiscono in fretta. Bello anche la partecipazione del pubblico di casa, che incita i corridori…

Dopo qualche km di saliscendi, e di pianura, dove si costeggia il lago di Alleghe, si giunge a Caprile: è qui il bivio Lungo-Medio. Ovviamente, senza pensarci su due volte, svolto a destra ed inizio la prima parte del Giau. Il sole è alto, fa caldo e la gamba gira ancora bene, salgo quindi di buon passo, in solitaria. Arrivo velocemente a Selva di Cadore, da cui, dopo un breve tratto di discesa, inizia il vero Giau: 10,5km dove le pendenze raramente scendono sotto il 9%. Già dalle prime rampe mi rendo conto che il 25 è troppo duro. Cerco di mantenere un buon ritmo, ma non è facile. Negli ultimi km mi raggiunge un ciclista esterno alla gara, si offre di farmi il ritmo, ma dopo pochi metri mi rendo conto che andrei troppo fuori giri: mi mancano Falzarego e Fedaia, meglio non esagerare. Lo ringrazio e proseguo del mio passo.

In cima, la temperatura si è abbassata notevolmente: anche qui c’è la neve, il celo è coperto, e c’è già qualche ammirevole tifoso ad attendere i prof del giorno dopo. Al ristoro prendo da mangiare, ma faccio l’errore di attendere al fine della discesa prima di mettere in bocca qualcosa.

Infatti, quando attacco il Falzarego, sono in riserva! Mangio faticosamente panini e barrette, ma la gamba non ne vuol sapere di riprendersi. Per fortuna le pendenze non sono proibitive, anzi, però perdo parecchie posizioni, senza riuscire a rispondere come voglio. In fondo bisogna dire che qui si è già percorso più di 110km ed affrontato 4 salite! Bisogna anche aggiungere che fa freddo, il sole ormai è solo un lontano ricordo, e qualche goccia di pioggia comincia a scendere. Per fortuna il tempo tiene, e posso affrontare con tranquillità i 20 km di discesa prima dell’erta finale, durante i quali continuo ad alimentarmi…

Finalmente arrivo a Caprile, una breve sosta al rifornimento per riempire le borraccie, ed iniziano gli ultimi 15km. Prima di affrontare il vero Fedaia, ci sono 7km di leggera salita, che mi innervosiscono, soprattutto perché sento che la gamba è appesantita. Passo l’abitato di Sottoguida, e accompagnato dall’incitamento di alcuni spettatori, inizio affrontare le prime rampe al 11%. Passati un paio di piccoli tornanti e ritornato sulla strada principale, mi trovo di fronte il dirittone di 2,5km! Non finisce mai, la pedalata è pesante, ma per fortuna c’è sempre qualcuno che incita. Una volta finito mancano ancora altri 2,6km. Ma anche questi, nonostante le curve ed i tornanti, sono infiniti, le pendenze sono sempre molto alte, e non permette di rifiatare. L’unica consolazione, è che nonostante l’azione non sia brillante, riesco a guadagnare qualche posizione. Passando sotto lo striscione dell’ultimo km, si ha l’illusione di aver finito: ma finisce subito! Infatti mi trovo davanti ancora un rampone al 15%, che sembra messo il apposta per darti la mazzata finale. Tengo duro, dopo gli ultimi sudatissimi 300m la strada gira a destra, e con estrema soddisfazione passo sotto lo striscione dell’arrivo. Non so come, ma trovo anche la forza di esultare. La soddisfazione di aver portato a termine una prova del genere, spazza via la stanchezza, e la fatica.

Voglio fare i complimenti alla Gazzetta per l’ottima organizzazione e ringraziarli per questa opportunità.



martedì 20 maggio 2008

FALKOR CAMPIONE LEGA ALEGHER 2008

MILANO, 19.05.2008 - Finalmente dopo anni ed anni che ci provo, ne porto a casa uno!
Dopo l’uscita di mio fratello dalla Lega, decido di cambiare nome della squadra in FALKOR e devo dire che mi ha portato buono.
Dopo un inizio di stagione decisamente sotto tono, da ultimo in classifica ho la priorità di scelta nei primi cambi: CAMBIASSO e DI NATALE si rivelano due acquisti fondamentali per la vittoria del titolo. Anche DOSSENA acquistato successivamente ha un buon rendimento. Gli altri cambi invece non danno valore aggiunto alla squadra, che fatica molto nella prima parte del campionato, e solo da Dicembre comincia ad inanellare qualche vittoria consecutiva per portarmi fuori dalla zona retrocessione. Ma riesco ad arrivare nelle prime posizioni solo nelle ultime giornate di Regular Season: ottima la vittoria nell’ultima partita che mi porta nella 2° posizione, buona per evitare i quarti nei play off..

Ecco Rosa Vincente:

Portieri:
DONI - Roma [il numero 1 indiscusso!]
AMELIA Marco - Livorno [penalizzato da un livorno veramente scarso]
CURCI Gianluca - Roma [praticamente mai schierato]

Difensori:
BALZARETTI Federico - Palermo [pensavo facesse meglio]
DOMIZZI Maurizio - Napoli [Rigori a parte, stagione poco eccelsa]
DOSSENA Andrea - Udinese [3° ottimo aquisto del mer di rip: quasi sempre sopra la sufficenza]
JANKULOVSKI Marek - Milan [Un campionato da dimenticare]
MAGGIO Christian - Sampdoria [Incredibile girone di ritorno, gol a gogo!]
MEXES Philippe - Roma [Tra alti e bassi, schierato poco nella seconda parte del campionato] RADU Stefan - Lazio [per quel poco che si è visto non male]
ZENONI Damiano - Parma [preso nel finale per far numero]

Centrocampisti:
CAMBIASSO Esteban - Inter [1° grande acquisto del merc di rip: con DeRossi una coppia incredibile]
DE ROSSI Daniele - Roma [Perno fondamentale di questo centrocampo]
GASBARRONI Andrea - Parma [Discontiuno, ma è tornato molto utile alla mia causa] KUZMANOVIC Zdravko - Fiorentina [Pensavo qualche gol in più, ma niente male]
MANCINI Amantino - Roma [Deludente! Doveva essere un punto fermo: in panca!]
MANNINI Daniele - Napoli [Il meno peggio rimasto in giro ad Aprile]
ROSINA Alessandro - Torino [Altalenante, ma nel finale si è rifatto]
SALIHAMIDZIC Hasan - Juventus [Quantità e qualche golletto: doppietta al momento giusto!]

Attaccanti:
AMAURI - Palermo [Fosse per lui manco nei play off arrivavo...]
BUDAN Igor - Parma [Veramente un grande attaccante: peccato per il lungo infortunio]
DEL PIERO Alessandro - Juventus [Superlativo! Non potevo chiedere di più!]
DI NATALE Antonio - Udinese [Grandioso: 2° grande acquisto del mercato di riparazione]
JEDA - Cagliari [Acquistato nel finale x la forma strepitosa]
MUTU Adrian - Fiorentina [Immenso: anche per lui stagione da incorniciare]
CAMBI EFFETTUATI DURANTE LA STAGIONE:

17-10-2007 Acquisto CAMBIASSO Esteban per CIGARINI Luca [Buona stagione la sua]
17-10-2007 Acquisto DI NATALE Antonio per SPINESI Gionatha
25-10-2007 Acquisto DOSSENA Andrea per ROSSI Marco [Solo per l'infortunio]
01-11-2007 Acquisto BOVO Cesare per BERTOTTO Valerio
19-01-2008 Acquisto MANICHE Nuno Ricardo per MILANETTO Omar
31-01-2008 Acquisto RIGANO' Christian per ZAMPAGNA Riccardo
31-01-2008 Acquisto SALIHAMIDZIC Hasan per CASERTA Fabio
31-01-2008 Acquisto RADU Stefan per GRIMI Leandro
22-02-2008 Acquisto BALZARETTI Federico per FELIPE Dalbelo
13-03-2008 Acquisto BUDAN Igor per RIGANO' Christian
13-03-2008 Acquisto CALAIO' Emanuele per INZAGHI Filippo [Che Jella! l'ho ceduto ed ha cominciato a segnare a raffica]
11-04-2008 Acquisto MANNINI Daniele per MANICHE Nuno Ricardo [Speravo meglio]
11-04-2008 Acquisto ZENONI Damiano per BOVO Cesare
18-04-2008 Acquisto JEDA per CALAIO' Emanuele

Di seguito le mie partite dei Play Off



La Semifinale di Andata:


La Semifinale di Ritorno:

La Finalissima

La Rosa Campione:

18 Maggio 2008: GF NOVE COLLI

Ecco La mia Prima Nove Colli!

In griglia, parto dalla Blu, non fa molto freddo: il cielo è coperto e per fortuna non piove. Parto pochi minuti dopo lo sparo, meno di quello che mi aspettavo. I primi km come previsto si va a tutta, per evitare il blocco a Bertinoro. Partito con il mio amico, riesco a restare con lui fino a poco prima di attaccare il primo colle, quando “preferisco” rallentare, per non bruciarmi subito. L’ascesa a Bertinoro ed al Polenta finisce senza intoppi. Il tempo se pur minaccioso per ora ci grazia. Anche sul secondo colle tutto a posto, e scollino in poco piu di 2h, come da tabella. Dopo la discesa si attacca subito Ciola, anche questa fatta con un buon ritmo, e senza troppi patemi. Nonostante il cielo sia coperto c’è molta umidità, e qui forse faccio il primo errore: scendo a Mercato Saraceno senza mettermi la mantellina.

Da qui inizia subito il 4° colle: il Barbotto. Bellissimo, soprattutto nella seconda parte, dove le pendenze si fanno interessanti, e la gente ai bordi mi Incita (avevo la maglia rosa della Pantani, eheh). Nel frattempo è uscito anche il sole, e nonostante sia ancora mattina presto il caldo si fa già sentire. Scollino senza particolari difficoltà, ma avverto una certa pesantezza di allo stomaco. Infatti nel tratto di saliscendi, prima di scendere verso Ponte Uso, comincio a notare un’inaspettato calo di rendimento. Dico inaspettato, visto che sono passati solo 90km, e non mi sembrava di essere andato a tutta. Infatti anche nel tratto per Monte Tiffi, faccio fatica e non riesco a tenere le ruote degli altri.

Sulla saltia verso Monte Tiffi, la crisi aumenta. Non riesco proproi a tenere il mio ritmo naturale, il caldo, ed il pensiero di quello che devo ancora affrontare amplificano la crisi: mi mancano ancora 4 colli e 100km! Ovviamente anche l’ascesa a Perticara è diventa un calvario. Tra l’altro non riesco neanche ad alimentarmi, solo a bere, e la cosa mi preoccupa un pò.

In qualche modo arrivo all’inizio del settimo colle: Madonna di Pugliano. Nel frattempo il cielo si è coperto di nuovo, e poco dopo inizia a diluviare. Nonostante mi sentissi meglio per il “fresco” la gamba ancora non vuole girare. Particamente alla fine della salita mi supera il mio amico! Ha forato 2 volte! Che iella! Mi spiace so cosa vuol dire. Mi guarda e gli faccio segno che non ne ho segno e di andare. Lui invece mi urla di non mollare e mi aspetta al ristoro. Qui mi da una pacca di incoraggiamento ed iniziamo la discesa sotto il diluvio. finalmente riesco a mangiare!

La discesa la affrontiamo con calma, fa un freddo cane, sogno una doccia calda! Finiamo la discesa e ci dirigiamo verso l’ottavo colle: incredibilmente, pedalo a 40 all’ora! Quindi sulle ali dell’entusiasmo, inizio la salita verso il passo delle Siepi, a tutta! Me la sciroppo senza neanche accorgermene, a quasi 20 orari. Stacco tutti, ne prendo altri, il mio amico è a ruota, ma fa fatica, e mi urla di rallentare. Io non ci penso neanche. Scolliniamo insieme. A fine discesa si forma un bel gruppetto di una decina di unità, e ce la viaggiamo allegramente verso il nono colle. Il ritmo è alto ma tengo tranquillamente.

Svoltiamo a sinistra, ed inizia l’ultimo colle, coi crampi in entrambe le gambe. Cerco di ignorarli, alleggerisco ulteriormente il rapporto, e dopo qualche centinaia di metri passano. Nel frattempo ho già preso il largo dal gruppo. E per la prima stacco il mio amico. E’ più forte di me, non e non ci ero mai riuscito prima. Alla cima gli ho dato una decina di secondi quindi l’ho aspetto, e ci dirigiamo verso Borghi.

La gamba, gira ancora, bene, anzi benissimo! Purtroppo dopo l’abitato, in una curva cado. Per fortuna, una scivolata senza danni. Riparto subito. Chiaramente, mi ritorna un po’ di paura, ed affronto il resto della discesa con cautela. Una volta finita mi ritrovo in un bel groppone, ma visto la recente caduta, la strada scivolosa, le continue rotonde, preferisco farmi sfilare. Alla fine arrivo dopo circa 3 minuti, sintomo che la gamba c’è.

Al traguardo chiudo emozionato, in 7h 41’ ufficiali. Non male per essere la prima volta, e visto tutto quello che è successo durante la corsa. In fondo ci vuole cuore, coraggio, allenamento ed anche un pò di pazzia, per poter affrontare una corsa del genere, lunga e piena di insidie. Finirla è stato emozionante come quando l'anno scorso ho terminai il lungo della Pantani.

Faccio i complimenti a tutti quelli che ce l'hanno fatta!